Land Grabbing pericolo per la food security mondiale

Oltre 220 milioni di ettari di terra venduta a bassissimo costo in dieci anni. Terre strappate ai proprietari dalle multinazionali per produrre bioenergie e non per sfamare le popolazioni autoctone.

Oltre 220 milioni di ettari di terra venduta a bassissimo costo in dieci anni. Terre strappate ai proprietari dalle multinazionali per produrre bioenergie e non per sfamare le popolazioni autoctone. E' il fenomeno del land grabbing, ovvero la rapina delle terre di cui si è parlato nel corso del convegno "La minaccia alla sicurezza alimentare", a Genova.

"Il fenomeno – ha spiegato Claudia Sorlini, presidente del comitato scientifico di Expo 2015 – è iniziato dieci anni fa, ma negli ultimi tre anni ha avuto un incremento esponenziale. Assistiamo alla vendita di un ettaro di terra per un dollaro, terre espropriate ai proprietari da parte di Governi spesso corrotti, con danni all'economia locale disastrosi". Le aree più colpite dal land grabbing sono l'Africa, l'Asia e l'America Latina.

Il maggiore acquirente è la Cina. Le multinazionali portano macchinari e spesso propria manodopera e iniziano una coltivazione intensiva, costringendo così gli agricoltori a spostarsi verso altre zone non fertili. "Viene così impoverito il territorio – ha proseguito Sorlini – anche da un punto di vista culturale, della conoscenza della terra e del territorio".

I terreni espropriati vengono spesso usati per produrre mais da usare per la produzione di bioenergia, non per sfamare le popolazioni. Ma non solo. La coltivazione intensiva, infatti, richiede uso di pesticidi e fertilizzanti chimici, inquinando fiumi e falde.

"A Expo 2015 – ha concluso la presidente del comitato scientifico – questo tema verrà approfondito ancora per trovare una soluzione con gli organismi internazionali e arginare il fenomeno. Perché non può esistere uno sviluppo sostenibile se si continuano a rapinare le terre".