La Shell rinuncia alle trivellazioni nell’Artico

La società ha sottolineato di aver interrotto le trivellazioni nel mare Artico soltanto per il 2012 e per precauzione in seguito al danneggiamento di uno dei macchinari usati nelle perforazioni esplorative.

La società ha sottolineato di aver interrotto le trivellazioni nel mare Artico soltanto per il 2012 e per precauzione in seguito al danneggiamento di uno dei macchinari usati nelle perforazioni esplorative. Il colosso petrolifero ha spiegato in un comunicato stampa che “a causa dei tempi richiesti dalla riparazione” e delle misure adottate per la protezione della fauna locale è stata decisa la revisione del programma esplorativo 2012-2013, sospendendo le trivellazioni per quest'anno. Dopo sette anni e quasi 5 miliardi di dollari investiti, Shell torna dunque a casa a mani vuote e con una reputazione rovinata.

Gli investitori devono chiedersi ora se il gioco vale la candela: investire ingenti somme di denaro per sfruttare l'Artico, un ambiente fragile e prezioso per l'intero pianeta, non sembra un buon affare. “I ghiacci dell’Artico hanno una funzione fondamentale nella stabilizzazione del clima del Pianeta: riflettendo i raggi solari diminuiscono l’aumento della temperatura. Il loro scioglimento implica una modifica del clima globale”, dichiara Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace.

“Il passo indietro di Shell è una buona notizia, ma ora bisogna creare un santuario globale nell’area disabitata che circonda il Polo Nord, bandire le trivellazioni petrolifere e la pesca non sostenibile nel resto dell’Artico”. Da giugno 2012 oltre un milione e 800 mila persone hanno firmato la petizione per difendere l’Artico sul sito della campagna. Il disgelo annuale del ghiaccio artico ha raggiunto il livello più basso registrato dal controllo via satellite iniziato nel 1979. A giorni gli scienziati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC) statunitense annunceranno il nuovo record dello scioglimento dei ghiacci artici, un primato di cui faremmo volentieri a meno.

La cancellazione da parte di Shell dai piani di trivellazione nell'Artico è stata commentata positivamente anche da Sierra Club, la più grande ed antica organizzazione ambientale degli Stati Uniti. “L'annuncio della Shell – ha affermato il direttore esecutivo Michael Brune – è il riconoscimento di ciò che abbiamo detto fin dall'inizio, la compagnia non può tranquillamente trafficare nelle nostre acque artiche. La tendenza preoccupante della Shell di non riuscire a soddisfare i requisiti di sicurezza e per l'inquinamento avviene in un contesto di spostamento della banchisa di ghiaccio e di altri promemoria dei pericoli e difficoltà della perforazione nell'Artico. Le condizioni estreme dell'Artico hanno portato ad un delicato equilibrio naturale che ha permesso alle comunità locali ed alla fauna selvatica di sopravvivere per generazioni. Qui le trivellazioni petrolifere potrebbero danneggiare le acque e la fauna selvatica artiche per decenni e alla fine l'antico modo di vivere e la sussistenza dei nativi dell'Alaska. Comprendendo il pericolo della perforazione in questo ambiente incontaminato e duro, nel corso degli ultimi mesi più di un milione di persone si sono espresse opponendosi ai piani di perforazione della Shell di foratura. La verità è che non abbiamo bisogno di aprire questa zona insostituibile alle trivellazioni. Invece dovremmo concentrarci su come rendere le nostre vite più pulite ed efficienti, ampliando le nostre scelte di trasporto e investendo nell'innovazione e nell'energia pulita. I mari dell'orso polare, i luoghi speciali nell'Artico occidentale e la pianura costiera dell'Arctic National Wildlife Refuge devono essere protetti, non dati via alle Big Oil”.