La politica energetica europea minaccia l’agricoltura

Il Copa-Cogeca ha richiamato l'attenzione sul fatto che il nuovo quadro relativo alle politiche energetica e climatica della Commissione europea impone immensi oneri al settore agricolo dell'UE, minacciando la competitività del settore, la crescita verde, l'occupazione e l'offert

Il Copa-Cogeca ha richiamato l'attenzione sul fatto che il nuovo quadro relativo alle politiche energetica e climatica della Commissione europea impone immensi oneri al settore agricolo dell'UE, minacciando la competitività del settore, la crescita verde, l'occupazione e l'offerta di derrate alimentari.

In una lettera inviata al Consiglio dell'UE, il Segretario generale del Copa-Cogeca, Pekka Pesonen, ha evidenziato l'esigenza di una certa cautela nei confronti dell'opzione di un innalzamento dell'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (GES) al 40%, avvertendo che ciò imporrebbe un onere indebito al settore non ETS, che comprende l'agricoltura. Tale questione sarà affrontata dai capi di Stato e di governo il 21 marzo.

Inoltre, il Copa-Cogeca ritiene che i settori agricolo e silvicolo dell'UE abbiano apportato un notevole contributo all'attenuazione del cambiamento climatico generando energie rinnovabili per altri settori, le quali non sono però contabilizzate fra le riduzioni di GES realizzate dal settore agricolo. Questi settori sono all'avanguardia nello sviluppo di fonti energetiche rinnovabili grazie alla loro produzione di biomassa, di biocarburanti e di biogas, nonché ai loro impianti di pannelli fotovoltaici e di turbine eoliche.

Tutto ciò contribuisce anche a contenere la dipendenza dell'UE dai combustibili fossili. In aggiunta, il settore agricolo dell'UE ha ridotto le proprie emissioni di GES molto più di quanto non abbiano fatto, in media, altri settori fra il 1990 e il 2011. Tuttavia, il settore non sarà in grado di mantenere questo ritmo nei prossimi anni, soprattutto a fronte dell'incremento della domanda alimentare.

"Per questo motivo, dobbiamo fare in modo che il contributo di questi settori all'obiettivo di riduzione delle emissioni non metta a repentaglio la loro competitività. Dobbiamo assicurare una certa flessibilità fra la decisione relativa alla condivisione degli sforzi e le regole di contabilizzazione delle emissioni e degli assorbimenti di CO2 derivanti dalle attività connesse all'uso del suolo, ai cambiamenti di uso del suolo e alla silvicoltura (LULUCF). Inoltre, il settore LULUCF non deve essere automaticamente incluso nell'impegno dell'UE di ridurre le emissioni di GES entro il 2030".

Il sig. Pesonen ha poi aggiunto che il quadro politico in questione è poco ambizioso per quanto concerne la fissazione di obiettivi per le energie rinnovabili, quali i biocarburanti. Un mero obiettivo di riduzione delle emissioni di GES non può bastare, da solo, per realizzare l’agenda dell’UE in materia di cambiamento climatico. Esso deve essere accompagnato da obiettivi inerenti alle fonti energetiche rinnovabili, con uno specifico sotto-obiettivo per quelle utilizzate nei trasporti.

Con un quadro politico all'orizzonte del 2030 privo di obiettivi nazionali vincolanti per le fonti energetiche rinnovabili e di un sotto-obiettivo per quelle utilizzate nei trasporti, come pure di un obiettivo di riduzione del CO2 nel settore dei trasporti, invece dell’energia ottenuta da fonti rinnovabili si utilizzerà quella proveniente da combustibili fossili, complicando il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di GES. Ciò è inaccettabile. Considerando lo sviluppo di energie rinnovabili, di elettricità rinnovabile e di veicoli elettrici, il sotto-obiettivo dell'UE nel settore dei trasporti deve essere innalzato a una percentuale superiore a un minimo del 10%. Il sostegno ai biocarburanti convenzionali deve proseguire oltre il 2020 onde consentire l'ulteriore sviluppo e produzione di biocarburanti avanzati. Un sotto-obiettivo distinto di almeno il 2% per tali biocarburanti è fondamentale.