La mozzarella di bufala è dop ma anche “pulita”

Nella zona di Castelvoturno e Casal di Principe dove la camorra ha regnato con i suoi clan più famosi è arrivato l’ultimo e più grave colpo alla malavita organizzata e ad infliggerlo non sono state le forze di polizia ma un gruppo di coraggiosi imprenditori agricoli del settore lattiero caseario.

Nella zona di Castelvoturno e Casal di Principe dove la camorra ha regnato con i suoi clan più famosi è arrivato l’ultimo e più grave colpo alla malavita organizzata e ad infliggerlo non sono state le forze di polizia ma un gruppo di coraggiosi imprenditori agricoli del settore lattiero caseario.

A Castelvolturno infatti è stato inaugurato in questi giorni il caseificio della cooperativa sociale,"Le Terre di don Peppe Diana", cooperativa, dedicata alla memoria del sacerdote ucciso dalla camorra. Il caseificio sorge sui terreni confiscati alla camorra per cui accresce ancora di più il significato di testimonianza del’iniziativa. La realizzazione del caseificio gestito da una delle cooperative “Libera Terra” è stata possibile grazie alla legge 109 del 96, sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, che prevede l'assegnazione dei patrimoni e delle ricchezze di provenienza illecita a quei soggetti come associazioni o cooperative in grado di restituirli alla cittadinanza, tramite servizi, attività di promozione sociale e lavoro.

I beni immobili confiscati alla criminalità in Italia sono 8.385, di cui 4.940 – il 59% – già destinati alle finalità sociali o istituzionali. Un po’ tutti gli intervenuti alla presentazione hanno posto l’accento sull’importanza, anche simbolica, del riutilizzo dei beni confiscati alle mafie “per celebrare il riscatto culturale, sociale ed economico del territorio casertano e dei suoi valori, a partire dalla produzione di mozzarella di bufala campana Dop sui terreni confiscati alla criminalità organizzata”.

Mozzarella della legalità che, come annuncia il presidente di Libera, sarà "ospite" il 2 giugno al Quirinale in occasione della festa della Repubblica, con tutti gli altri prodotti delle cooperative che lavorano sui beni strappati ai clan.

«Assieme alla mozzarella è "invitato" al Quirinale don Peppe Diana – dice don Ciotti –, un sacerdote ucciso dalla camorra perché era innamorato di Dio, della sua terra e del suo popolo, capace di saldare la terra con il cielo. Ma oggi don Peppe ci invita a fare di più». Proprio come queste ottime mozzarelle (sono anche biologiche), frutto del lavoro dei cinque soci (Massimo, Teo, Mario, Roberto, Enrico) e anche di 2 tirocinanti del progetto"Nuove opportunità", nato dalla collaborazione tra la il Tribunale minorile di Napoli e Libera. Davvero, come si legge all’ingresso del caseificio, «qui la camorra ha perso».