La lotta alle agromafie

Un totale di 30 mila prodotti agroalimentari contraffatti sequestrati nel 2012, 100 persone arrestate e 930 controlli effettuati.

Un totale di 30 mila prodotti agroalimentari contraffatti sequestrati nel 2012, 100 persone arrestate e 930 controlli effettuati. Sono questi i risultati ottenuti in ambito internazionale dalle operazioni della rete Opson, promossa dal Corpo forestale dello Stato, nell'ambito dell'Interpol, per la prevenzione e la repressione della contraffazione dei prodotti agroalimentari.

Sempre nel 2012 e sempre a livello internazionale, ha annunciato il Corpo forestale durante il "Meeting internazionale sulla lotta alla contraffazione e ai crimini nel settore agroalimentare" oggi a Roma, sono state elevate 400 sanzioni amministrative e comunicati all'autorità giudiziaria 430 reati. Solo in Italia, secondo le stime del Corpo forestale, i pirati agroalimentari ogni anno sottraggono 60 miliardi di euro con cibo contraffatto e spacciato nel mondo come Italian sounding.

Il giro d'affari dell'agromafia viene calcolato dall'Eurispes in 12,5 miliardi di euro, un valore che corrisponde al 5,6% del giro d'affari presunto della totalità delle mafie. "La contraffazione colpisce al cuore il corretto funzionamento del mercato – ha sottolineato Emilia Mazzucca, direttore della scuola superiore dell'Amministrazione dell'Interno – quella agroalimentare è la più insidiosa, può compromettere la salute collettiva. Le forze di polizia italiane non dimentichino che la contraffazione rappresenta una nuova frontiera della criminalità e che vanno rafforzate le maglie della collaborazione internazionale".

L'Italia, più di altri paesi, ha ricordato il Corpo forestale, è vulnerabile: con le sue 242 denominazioni riconosciute è al primo posto della graduatoria comunitaria dei prodotti tipici. Possiede oltre il 22% dell'intera fetta di mercato europeo. "Ma nel mostro paese il problema della falsificazione agroalimentare è stato sottostimato", ha ricordato il presidente del Consiglio nazionale Anticontraffazione, Daniela Mainini.

Ora "più che normare, bisogna applicare quello che c'é: servono un giudice specializzato, un coordinamento territoriale e una consapevolezza all'interno delle aziende. Ci auguriamo – ha concluso – che il governo dimostri attenzione".