La fotosintesi accende la luce

I moti rivoluzionari che hanno caratterizzato l’area nordafricana in questo primo scorcio di 2011 e che stanno inevitabilmente ridisegnando l’assetto geopolitico del Mediterraneo, sono culminati nella “crociata occidentalista” per la liberazione della Libia dalla dittatura del colonnello Gheddafi.

È assodato come il patrimonio energetico di cui l’ex colonia romana dispone, riscuota sempre un notevole appeal e assuma una valenza cruciale nell’ipotesi interventista da parte dei paesi europei e USA.
Se così non fosse, d’altronde, le grandi potenze mondiali presterebbero una ben maggiore attenzione all’evoluzione delle energie alternative (e rinnovabili) che sono sempre più efficienti e numerose.
Ma veniamo alla notizia del giorno. Pare che un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) guidato dal professor Daniel Nocera, abbia trovato il modo, simulando la fotosintesi clorofilliana delle piante, di mettere a punto un sistema energetico “pulito” e con bassissimi costi di produzione. La foglia artificiale è stata presentata ad uno dei più importanti meeting chimici del mondo, il 241esimo American Chemical Society ad Anaheim in California. I vantaggi di questa nuova tecnologia sono notevoli, a cominciare dall’esiguo spazio di cui necessita, ben inferiore a quello necessario all’installazione di pannelli solari o pale eoliche.
Le dimensioni della cella solare sono simili a quelle di una carta da poker e, proprio come quelle naturali, è capace di sviluppare energia sfruttando l’esposizione all’acqua e al sole, ma con una produzione energetica di ben dieci volte superiore a quella reale. Il dispositivo è realizzato in silicone e parti elettroniche e sfrutta dei catalizzatori che accelerano le reazioni chimiche che accelerano notevolmente la produzione. Il professor Nocera descrive il funzionamento del nuovo dispositivo:” La cella del Mit, piazzata in un recipiente pieno d’acqua ed esposta al sole, impiega dei materiali relativamente a buon mercato come catalizzatori fatti di nichel e di cobalto che sono in grado di accelerare le reazioni chimiche e di dividere l’acqua nei suoi due componenti principali, idrogeno e ossigeno. Una volta separati, i due elementi vengono inviati in una cella a combustibile e utilizzati per creare energia elettrica. Gli studiosi stimano che oggi con meno di 4 litri d’acqua la foglia artificiale riesca a produrre l’elettricità necessaria per riscaldare una casa in un paese in via di sviluppo. Nei test portati avanti dagli scienziati del Mit la foglia artificiale ha dimostrato di poter funzionare continuamente per almeno 45 ore senza alcun calo di attività”. Alcuni studiosi l’hanno già definita “il Santo Graal della scienza” e “affermano che grazie al suo ulteriore sviluppo, ogni casa del futuro potrebbe riuscire a produrre autonomamente l’energia elettrica di cui ha bisogno, anche se le priorità sono altre”, continua Nocera. “La natura è alimentata tramite la fotosintesi, e penso che il mondo futuro sarà alimentata da fotosintesi anche in forma di questa foglia artificiale”.
Il gigante automobilistico indiano TATA ha già sottoscritto un accordo con i ricercatori del Mit e nel prossimo anno e mezzo si impegnerà a produrre una piccola centrale elettrica delle dimensioni di una cella frigo che potrà essere posizionata in cima o accanto alle abitazioni, con l’obiettivo di garantire ad ogni famiglia nei paesi in via di sviluppo la possibilità di “farsi in casa” l’energia di cui necessita:”Il nostro scopo è quello di fare in modo che ogni casa abbia la propria centrale elettrica. Si possono immaginare interi villaggi in India, in Africa e non solo che riescono a produrre tutta l’energia di cui hanno bisogno utilizzando questa nuova tecnologia “, spiega un dirigente della multinazionale indiana.
Il tabloid britannico Daily Mail puntualizza che non si tratta di un’invenzione recente. Lo stesso Nocera, parlando a nome del Massachusetts Institute of Technology, sottolinea che la “Foglia Artificiale” è il miglioramento di un primo prototipo messo a punto, più di dieci anni fa, da John Turner della Renewable Energy Laboratory a Boulder, in Colorado. La prima foglia garantiva ottimi risultati, ma il dispositivo di Turner risultava poco pratico. Necessitava, infatti, di rari e costosi metalli, era altamente instabile, e la durata non era eccezionale.
La nuova foglia di Nocera supera queste problematiche. I materiali sono economici e facilmente reperibili, è di facile utilizzo ed altamente stabile. I test effettuati in laboratorio dimostrano come la foglia riesca a produrre energia per ben 45 ore di fila, senza alcun calo di attività.