Il Natale è amico dell’ambiente?

A Natale, siamo sicuri di fare cosa giusta? Nonostante i tanti secoli trascorsi, l’uomo ha sempre da imparare.  Per anni si è servito dei boschi, tagliando alberi, portando via più del lecito.

A Natale, siamo sicuri di fare cosa giusta? Nonostante i tanti secoli trascorsi, l’uomo ha sempre da imparare.  Per anni si è servito dei boschi, tagliando alberi, portando via più del lecito. Se dovessimo analizzare un percorso storico di cosa è accaduto nella nostra Sardegna, troveremo documenti che confermano le quantità enormi e devastanti dei tagli di legna nei nostri boschi.

Oggi esistono delle leggi che vietano la raccolta del muschio, della torba, di piante come ilpungitopo, come la digitale, ed esistono dei divieti anche per il taglio di alberi e arbusti. Il taglio, o la raccolta della legna, è comunque regolamentata e motivata da necessità legate alla cura del bosco stesso. Capita spesso di assistere a giornate dedicate all’ambiente, dove vengono esaltate tutte le forme di vita, di flora e di fauna, legate al benessere naturale dell’uomo. Quando portiamo un albero nella nostre case, per addobbarlo di lustrini e colori accesi, siamo sicuri di fare una cosa giusta? Il gesto ci dovrebbe far riflettere, non si dovrebbe utilizzare nessuna forma viva e naturale, per i nostri vizi.

Aiutiamo i ragazzi e i più piccoli a crescere senza distruggere, osservando gli habitat e cosa ci circonda. Molte sono le piante nei nostri giardini di casa, dove vivono e crescono felici, bello sarebbe vedere gli addobbi natalizi esaltare le maestosità degli alberi, felici di esprimere i sentimenti dell’uomo e ancora più felici, consapevoli che continueranno a vivere, nel regalarci l’ossigeno, l’ombra e le dimore per gli uccellini. Esistono alcune aziende che producono alberi di natale, piante cresciute nei vivai, destinate al commercio natalizio, ecco, se proprio non si vuole rinunciare, questo è forse il modo più consono. L’acquisto di questi alberi eviterebbe il taglio nei boschi.

L’albero di Natale, arriva nelle nostre case in tempi relativamente recenti;  fino al 1800  era un uso ristretto nell’ambito delle famiglie nobili delle corti del nord Europa, poi la “moda” si è diffusa al sud, dopo il congresso di Vienna per volere dei generali prussiani. La Regina Margherita, moglie di Umberto I, ne fece allestire uno nel salone del Quirinale, dopodiché, l’albero diventò una tradizione anche italiana. Anche per il presepio dobbiamo avere alcune attenzioni, come quella di raccogliere il muschio, rami, sassi e fiori, perché nel periodo invernale alcuni animali vanno in letargo, quindi, quando andiamo per i boschi in quel periodo, dobbiamo stare attenti perché raccogliendo e spostando rami e sassi  potremo a nostra insaputa, disturbare o peggio, distruggere rifugi e tane. Come già detto, dai boschi non si dovrebbe portare via nulla.

Presepe, dal latino “Praesepium” spazio recintato, nella forma si può costruire in diversi modi, ma la sostanza è sempre la stessa. I primi cristiani dipinsero immagini della natività nelle catacombe, luoghi segreti, e quando la fede poté essere professata liberamente le figure di Gesù, Giuseppe e Maria, arricchirono le pareti dei templi e delle chiese.

La tradizione attribuisce a San Francesco d’Assisi l’allestimento del primo presepe vivente in grotta, da allora i francescani e i domenicani, promossero la costruzione di presepi con figure di legno e terracotta. Nel 1600, su invito del Papa, che ne caldeggiò la diffusione dopo il concilio di Trento, si realizzavano soprattutto nei palazzi dei nobili.  L’arte dei presepi visse un periodo d’oro nel 1700 ma rimane il fatto che ogni cosa dovrebbe essere fatta con saggezza: l’ambiente va rispettato. Sempre.