Il ministro Catania ottimista all’inaugurazione del Vinitaly

«Un grazie agli operatori del settore vitivinicolo perché loro ci sanno indicare la strada per uscire dalla crisi».

«Un grazie agli operatori del settore vitivinicolo perché loro ci sanno indicare la strada per uscire dalla crisi». Così il ministro delle Politiche agricole Mario Catania ha aperto ieri a Verona i lavori di Vinitaly.

«Alla fine di un quinquennio oscuro, ha proseguito il ministro, il settore è più forte di prima perché ha saputo trovare la formula giusta per affrontare la situazione e cogliere i frutti di quelli che possono essere considerati gli elementi vincenti della produzione enologica nazionale: una varietà e un’identità territoriale unici al mondo, una presenza in tutti i segmenti di mercato con un ottimo rapporto qualità prezzo» e una capacità di esportare diffusa a tutto il sistema, con grandi e piccole aziende capaci di confrontarsi con i competitor internazionali con grandi numeri o nelle nicchie di mercato.

Questo ha portato l’export a oltre 4,4 miliardi di euro e la quota italiana di mercato internazionale al 24,3%, consolidando la nostra leadership. «E’ una ricchezza unica assieme a tutto l’agroalimentare – ha detto Ettore Riello, presidente di Veronafiere – che noi vediamo dal nostro osservatorio privilegiato». Con Vinitaly, Sol, Agrifood Club, Enolitech e le altre sue fiere rivolte all’agroalimentare Veronafiere copre il 45% dell’offerta fieristica dedicata al comparto in Italia.

«Noi – ha proseguito Riello – lavoriamo per l’internazionalizzazione delle nostre aziende, con nuovi format, come il coraggioso cambio di data, e le tante iniziative e partnership all’estero. Abbiamo così guadagnato una credibilità e una centralità internazionale con la presenza a Vinitaly di operatori provenienti ormai da tutto il mondo». Occorre però fare sistema per ripensare il sistema fieristico «per evitare – ha detto Riello – sovrapposizioni e sprechi che impediscono di essere competitivi a livello internazionale».

A questa necessità si è appellato anche il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, per evitare il «cannibalismo che l’Expo rischia di creare. Quello che non vogliamo è che si ridisegni il sistema di promozione dell’agroalimentare, che deve rimanere in Veneto». Sull’identità della nostra produzione enologica si sta poi giocando una grande sfida sui diritti di impianto, la cui abolizione è prevista nel 2015, «perché – ha detto Zaia – abbiamo un tessuto di piccole aziende e la nostra forza è nella tipicità».

Quella sui diritti di impianto «è una partita importante – ha detto il ministro Catania – perché toglierli è un rischio per la stabilità del territorio e per l’equilibrio di mercato». Il blocco di 15 Paesi che chiedono il mantenimento dei diritti di impianto ha portato il commissario all’agricoltura Dacian Ciolos – ha spiegato il ministro – a istituire un Gruppo di lavoro ad alto livello è questo è un buon segnale.

«Non so cosa ne uscirà – ha detto -, ma è importante che si dica no alle liberalizzazioni degli impianti e alla delocalizzazione dei vigneti». Di questo si parlerà certamente anche domani, quando il commissario Dacian Ciolos sarà presente a Vinitaly . C’è da lavorare anche sul fronte interno – ha detto il ministro – sia dal punto di vista normativo che della «comunicazione sul prodotto, per separare il vino dal consumo degli alcolici in generale, perché il vino non venga più demonizzato come fatto finora anche in maniera superficiale e non sempre limpida».