Il bluff della spesa siciliana per i Psr

Quello che è successo in Sicilia potrebbe verificarsi in tutte le regioni d’Italia e dimostrare come i fondi dei Psr non hanno prodotto alcun effetto sul mondo rurale.

Quello che è successo in Sicilia potrebbe verificarsi in tutte le regioni d’Italia e dimostrare come i fondi dei Psr non hanno prodotto alcun effetto sul mondo rurale.

Nel corso di un convegno per celebrare il trionfo della Regione Sicilia che avrebbe speso il 44% dei fondi assegnati e quindi avrebbe determinato in maniera sostanziosa allo sviluppo rurale è invece emerso che i fondi sono stati per la maggior parte erogati su anticipazione e non su collaudo delle opere eseguite.

I fondi in altri termini sono stati trasferiti dalla casse pubbliche a quelle dei beneficiari senza perciò che i relativi investimenti siano stati effettuati. E non è escluso che i beneficiari ci ripensino e quindi debbano poi restituire gli aiuti con gli interessi e per di più far fare una brutta figura all’italia nei confronti dell’Ue. Nel corso del Convegno sono stati presentati i risultati di un sondaggio condotto dall'Istituto per gli studi sulla pubblica opinione (Ispo), guidato da Renato Mannheimer, sulle opinioni dei siciliani circa le priorità di investimenti delle risorse del Programma di sviluppo rurale (Psr) promosso dall'Unione europea per il periodo 2007-2013 e resi noti dalla Regione Siciliana.

Il 27 per cento dei siciliani ritiene che il rilancio agricolo e rurale passi, innanzitutto, dallo sviluppo imprenditoriale e competitivo, il 18 per cento dalla certificazione di qualità dei prodotti tipici, il 17 dall'offerta di turismo rurale. Ma ciò che ha destato la maggiore sorpresa è stato che solamente quasi 2 siciliani su 10 ritengono credibile l'erogazione sul territorio di quasi la metà delle risorse finanziarie disponibili e l'utilizzo dell'intera dotazione entro il periodo stabilito di programmazione 2007-2013.

Dai dati emerge che l'occupazione giovanile e' l'ambito di investimento su cui gli intervistati sono in maggior misura d'accordo (75 per cento). Seguono gli investimenti per le produzioni agricole e zootecniche di qualità (66 per cento), e la dotazione di strumenti tecnologici (51 per cento).

In dettaglio, il 34 per cento dei siciliani ritiene che le politiche agricole più efficaci, promosse attraverso i fondi comunitari, riguardano l'imprenditoria giovanile. Per il 24 per cento sono le misure per l'integrazione di attività agricole con altre turistiche; per il 16 per cento, gli interventi a favore dell'integrazione di attività agricole con altre commerciali; per l'11 per cento, sono invece i servizi essenziali per la popolazione rurale; per l'8 per cento, lo sviluppo tecnologico; per il 6 per cento la tutela dei boschi e degli incendi. L'1 per cento non ha saputo rispondere.

''E' una triste verità avendo fino ad oggi la Regione Siciliana provveduto a raggiungere obiettivi di spesa quasi esclusivamente attraverso anticipazioni. Tant'e' che la Commissione europea ha deciso di verificare il motivo per cui il livello di anticipazioni e' così elevato''. Così Giovanni La Via, parlamentare europeo del Pdl e relatore della riforma della Pac, commenta i dati presentati dal sondaggista Renato Mannaheimer sul Programma di sviluppo rurale.

Secondo La Via ''la spesa effettuata finora si basa in massima parte su anticipazioni anziche' su progetti conclusi e rendicontati. Purtroppo – chiosa l'eurodeputato del Pdl – le risorse erogate dovranno essere restituite''