I consumi non ripartono, potere d’acquisto in calo

Consumi degli italiani ancora al ribasso; in ottobre scendono di oltre il 2%. La media trimestrale conferma la tendenza alla stabilizzazione in atto già da primavera ma nulla di più. I sintomi di ripresa, decantati da Saccomanni ma esclusi da Confcommercio, non si sono ancora trasferiti alle famiglie a causa delle debolezze del mercato del lavoro e della pressione fiscale molto elevata.

Consumi degli italiani ancora al ribasso; in ottobre scendono di oltre il 2%. La media trimestrale conferma la tendenza alla stabilizzazione in atto già da primavera ma nulla di più. I sintomi di ripresa, decantati da Saccomanni ma esclusi da Confcommercio, non si sono ancora trasferiti alle famiglie a causa delle debolezze del mercato del lavoro e della pressione fiscale molto elevata.

IL POTERE D'ACQUISTO DELLE FAMIGLIE  Tra il 2008 ed il 2012 gli italiani hanno detto addio al 10% del loro potere d'acquisto. Metà del calo c'è stata nell'ultimo anno della rilevazione e la dice lunga sullo stato di salute delle italiche finanze. Nel quadriennio considerato, lo dice lo studio dell'Inps, il reddito disponibile è calato del 2% mentre il sistema Paese ha pagato per gli ammortizzatori sociali il 19% in più rispetto all'anno 2011.

LE CATEGORIE PIÙ COLPITE In una situazione di grande difficoltà si deve cominciare a rimodulare le uscite. I governi che si sono succeduti hanno usato le maniere forti con i dipendenti pubblici; solo nel 2012 sono diminuiti di ben 130.000 unità a causa dei prepensionamenti e del blocco del turn – over. In tutto, fa -4%. Che significa anche 5 miliardi in meno di contributi per l'inpdap.

I pensionati non se la passano certo meglio. Il 45% degli stipendiati dall'Inps riceve meno di 1.000 euro. Tra questi, quasi due milioni e mezzo non arriva a 500 euro al mese. In 650.000, invece, possono fare affidamento su oltre 3.000 euro di ingresso mensile.

LA RIFORMA FORNERO la riforma introdotta dal governo Monti ha avuto l'effetto di "impedire" di andare in pensione a chi era vicino all'agognato traguardo, costringendolo ad altri anni di "supplizio". Ciò ha portato giovamento ai conti dell'Inps, perché ha fatto aumentare la massa di versamenti mensili sotto forma di contributi ed ha costretto i lavoratori a rimanere tali e non a trasformarsi in pensionati.