Grosseto: pinete litoranee troppo vecchie, rischiano l’estinzione

“Lo stato di salute delle nostre pinete. Cosa fare?” è il titolo del tavolo di lavoro promosso da Provincia e Comune di Grosseto, con la partecipazione di tutti i Comuni della costa, da Capalbio a Follonica, Regione Toscana, Legambiente e Wwf, ricercatori universitari, associazioni di categoria, pinottolai, albergatori, proprietari di pinete, cooperative, Corpo forestale dello Stato, e organizzazioni sindacali.

“Lo stato di salute delle nostre pinete. Cosa fare?” è il titolo del tavolo di lavoro promosso da Provincia e Comune di Grosseto, con la partecipazione di tutti i Comuni della costa, da Capalbio a Follonica, Regione Toscana, Legambiente e Wwf, ricercatori universitari, associazioni di categoria, pinottolai, albergatori, proprietari di pinete, cooperative, Corpo forestale dello Stato, e organizzazioni sindacali.

Enzo Rossi, assessore provinciale allo Sviluppo rurale della Provincia di Grosseto, ha evidenziato come “le pinete della provincia di Grosseto hanno superato l’età media di vita, che si aggira intorno agli 80 anni: ne hanno più di 90, e alcune piante hanno raggiunto i 150 anni. Poiché non c’è rinnovazione naturale, e quando c’è non è efficace se non accompagnata dall’uomo, la Maremma toscana è destinata nei prossimi anni ad un paesaggio completamente differente con la perdita progressiva di tutte le pinete. Su 3mila ettari di pineta lungo la costa sono già a rischio 500 ettari in provincia di Grosseto. In questi anni abbiamo fatto molto, abbiamo portato avanti tanti interventi, ma non sono sufficienti. Ecco perché abbiamo voluto rilanciare il problema con questo incontro, per tutelare un patrimonio ambientale e paesaggistico di grande valore destinato all’estinzione. Un bene che ha una enorme valenza economica e turistica per questo territorio, perché il nostro mare senza pinete sarebbe simile a tanti altri mari d’Italia che tra l’altro costano meno. Occorre, quindi, un progetto di lungo respiro, con azioni di tutela, interventi di rimboschimento, taglio e reimpianto delle pinete. Un progetto che tenga conto anche delle difficoltà legate alla diversa proprietà, che è pubblica per il 40% tra Demanio statale, Regione, Comune; ed è privata per la restante parte, con qualche grande azienda e centinaia di piccoli proprietari. Dobbiamo individuare nuovi finanziamenti attraverso il Psr, e ci rivolgiamo alla Regione, al ministero dell’Ambiente e alla Comunità europea, ai quali chiediamo di intervenire anche dal punto di vista normativo per la salvaguardia di questo prezioso bene”.

L’assessore comunale Giuseppe Monaci spiega che “a Grosseto abbiamo sperimentato medicamenti applicati in endoterapia sul pino marittimo e sul pino domestico, per capire se, e in che misura, si possa scongiurare l’abbattimento delle piante, in molti casi piuttosto vecchie, mentre siamo impegnati nell’individuazione di ulteriori fonti pubbliche di finanziamento. Alcuni risultati sono stati positivi ma occorre riferirsi alle proposte dell’Università. Inoltre abbiamo di recente approvato uno snellimento delle procedure perché i cittadini proprietari di pini malati possano abbatterli più facilmente, naturalmente intensificando i controlli, perché, pochi lo sanno, ma solo poche decine di ettari pinetati sono comunali, il resto sono privati. D’altro canto il problema è che questa malattia è incurabile se non con l’abbattimento delle piante colpite e di quelle immediatamente circostanti. Ma lo stato fitopatologico delle pinete è l’occasione per affrontare, pur con notevole ritardo, la questione forestale e quindi la rinnovazione della pineta. Problematiche tecniche che vogliamo affrontare con l’istituzione di una associazione di scopo per il recupero e la salvaguardia delle pinete litoranee”.

L’assessore regionale all’ambiente, Anna Rita Bramerini, ha evidenziato che “in questi anni sono stati realizzati interventi positivi con i fondi regionali sulla programmazione agricolo forestale erogati alla Provincia di Grosseto: un milione e 100mila euro, a cui si aggiungono 230mila euro utilizzabili entro la fine del 2013. Considerando che le risorse saranno sempre meno in futuro ho suggerito l’attivazione di un tavolo permanente che coinvolga la Regione e gli altri livelli istituzionali, ma anche le associazioni agricole, e ovviamente i privati. Il loro coinvolgimento sarà fondamentale per le scelte future così come quello delle Università che in questi anni hanno fatto ricerca scientifica sul territorio sperimentando innovativi metodi di lotta contro i parassiti. La Regione ha finanziato, poi, interventi di contrasto dell’erosione costiera ad Alberese, per completare le barriere a mare”.