Grano, ottima resa ma prezzo basso

Chi credeva che le annunciate alte rese, nel raccolto dei cereali, avrebbero portato il sorriso ai produttori, è destinato a ricredersi. Le prime settimane di quotazione delle Borse merci sono state negative.

Chi credeva che le annunciate alte rese, nel raccolto dei cereali, avrebbero portato il sorriso ai produttori, è destinato a ricredersi. Le prime settimane di quotazione delle Borse merci sono state negative. Ovunque si è registrata una tendenza iper-ribassista che è andata oltre le peggiori aspettative degli agricoltori stessi e che ha portato anche alla sospensioni delle quotazioni su alcune piazze.

Il grano tenero viaggia ancora sotto i 17 €/q e il duro non riesce a superare la soglia dei 20 €/q: valori che non consentono di avere marginalità anche di fronte a produzioni davvero interessanti. Fin d’ora appare evidente come fare bilancio con queste quotazioni sia davvero arduo. E dire che la stagione in campagna è stata eccellente, sia per il duro che per il tenero, dal Piemonte fino alla Romagna.

A raccolto ormai concluso, possiamo dire che il responso è molto positivo: abbondanza di prodotto, pochi problemi sanitari ma soprattutto un peso specifico tra i migliori degli ultimi anni. Manca soltanto un prezzo remunerativo. In assenza di quest’ultimo, tuttavia, è doppiamente importante avere un’alta produzione su cui spalmare i costi di coltivazione.

Ed oggi il grano deve guardarsi da un “nemico” in più, l’orzo, che paga 17€ al quintale ed ha una resa di 7 tonnellate per ettaro; molti, lo guardano già con rinnovato interesse.

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