Grano duro in Italia, necessario importare

L'Italia è il primo produttore europeo di grano duro, con una raccolta che nel 2015 è arrivata attorno ai 4 milioni di tonnellate. Tuttavia non siamo mai stati autosufficienti dall'Ottocento, quando era straniero il 70% di grano duro, il doppio di oggi.

L'Italia è il primo produttore europeo di grano duro, con una raccolta che nel 2015 è arrivata attorno ai 4 milioni di tonnellate. Tuttavia non siamo mai stati autosufficienti dall'Ottocento, quando era straniero il 70% di grano duro, il doppio di oggi.

Da allora l'entità delle importazioni è rimasta stabile, le rese sono almeno triplicate. E la produzione di pasta è aumentata di circa sei volte negli ultimi 80 anni. Sono dati contenuti in un dossier presentato da Aidepi, Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiana. 

«Con una superficie coltivata del Granaio Italia rimasta immutata in 115 anni (che si attesta sui 1,3 milioni di ettari) e un deficit strutturale del 30% – ha detto il presidente dei pastai di Aidepi Riccardo Felicetti – l'industria compra l'intera produzione nazionale, ma dobbiamo da sempre acquistare grano estero seguendo due direttrici, la quantità e la qualità, per garantire omogeneità di prodotto al consumatore».

«I grani antichi sono un'opportunità supplementare – ha osservato – ottimi per la tutela della biodiversità e per un mercato di nicchia, ma non si potrebbe fare tutta la pasta made in Italy con grani antichi. La sfida è piuttosto dare un valore Premium al grano di qualità italiana».