Gli italiani mangiano più fuori che a casa ma spendono sempre meno

La Fipe, federazione italiana pubblici esercizi ha svolto un’indagine sui consumi alimentari per affermare innanzitutto che la spesa per i prodotti alimentari si va riducendo sia in termini assoluti di spesa che in termini di modalità di consumo dei pasti.

La Fipe, federazione italiana pubblici esercizi ha svolto un’indagine sui consumi alimentari per affermare innanzitutto che la spesa per i prodotti alimentari si va riducendo sia in termini assoluti di spesa che in termini di modalità di consumo dei pasti.

Gli italiani, infatti, per gli oltre 15 milioni si nutrono fuori casa (12 milioni a pranzo e 3,5 a cena), e nel contempo quelli che mangiano a casa hanno ridotto la spesa di 7 miliardi di euro mentre la riduzione di spesa per i pasti fuori casa si è stata di 2 milioni di euro negli ultimi cinque anni.

L’indagine riporta poi che gli italiani hanno però fatto attenzione ad eliminare il superfluo, limitando così gli sprechi e orientando di nuovo la scelta sui prodotti tradizionali. La crisi sta dunque consolidando un comportamento già in atto da tempo dovuto anche a nuovi stili di vita: primi piatti e contorni vengono preferiti ai secondi, aumenta il consumo di spuntini e merendine e in tutto si spendono circa 5 euro a testa al giorno per mangiare in casa.

A tavola si preferisce la tradizione (+8% le specialità gastronomiche regionali negli ultimi quattro anni) alla novità etnica verso la quale non manca lo sguardo di curiosità di un italiano su quattro. Persiste solo in parte l’andamento salutistico, l’unico in grado da vent’anni di generare un leggero incremento di spesa, a dispetto comunque di un 10% della popolazione in stato di obesità e di un 35,5% in sovrappeso.

La recessione si ripercuoterà anche sui consumi alimentari (-0,8%), anche se il fuori casa continuerà a fare da traino. Già ora nelle regioni del centro-sud si registra la sofferenza maggiore nei consumi familiari di alimenti e bevande, mentre il settentrione ha ridotto soprattutto pasti e consumazioni fuori casa. C’è meno pesce, caffè, bevande, pasta e cereali. A livello di spesa alimentare, finora si registrano 215 miliardi di euro (dati Istat 2010) di cui 142,5 per i pasti in casa con cui si acquistano soprattutto pane, carne, latte, latticini e uova.

A livello di consumo, però il paniere sembra aver registrato un cambiamento: pesano di più pane e cerali, dolci e bevande, mentre scende il peso di carne, pesce e latte. A guidare la scelta per la spesa alimentare degli italiani è il confronto più ragionato dei prodotti in riferimento a prezzo e la qualità con una maggiore disponibilità a cambiare marca. Al consumo alimentare viene destinato meno di un quinto dei soldi destinati a tutti gli acquisti (19% dei consumi che nelle famiglie giovani scende al 14%) con una situazione sempre più prossima al livello di guardia, ma paradossalmente più del 50% pensa che in casa si spenda molto per il cibo, forse influenzato psicologicamente dalla spesa del supermercato dove si cerca di riempire il carrello.