Gli agrumi siciliani nell’era 3.0

Quantificare la produzione degli agrumi siciliani da destinare ai mercati interni ed esteri; intervento deciso e straordinario su Tristeza virus; riduzione fiscale e dei costi della filiera anche per maggiore competitività compromessa dal costo dei trasporti dall’isola; meccanismi di tutela alle importazioni extracomunitarie;

Quantificare la produzione degli agrumi siciliani da destinare ai mercati interni ed esteri; intervento deciso e straordinario su Tristeza virus; riduzione fiscale e dei costi della filiera anche per maggiore competitività compromessa dal costo dei trasporti dall’isola; meccanismi di tutela alle importazioni extracomunitarie; innovazioni di prodotto e di processo anche a tutela dell’ambiente e della salute del consumatore; ammodernamento delle colture in funzione del mercato; campagna d’informazione nazionale sulle proprietà degli agrumi Dop e Igp siciliani; tracciabilità del Made in Sicily lungo la filiera e, infine, impegno dei fornitori sui temi sensibili per il consumatore contemporaneo: legalità, sviluppo sostenibile, commercio equo e solidale.

L’agrumicoltura siciliana entra nell’era 3.0: la filiera si aggrega, si confronta, propone idee e spunti di progettazione alle istituzioni e al mondo della ricerca scientifica, consapevole che l’innovazione di prodotto – e l’evoluzione di un approccio di squadra, dialogato e condiviso – sia il metodo migliore per uscire definitivamente dalla crisi. Ecco, quindi, in estrema sintesi, le istanze indicate dalle associazioni di categoria a Roma, nella sede del ministero delle Politiche agricole, per programmare, secondo un criterio di concertazione e di condivisione di obiettivi e strategie, il futuro dell’agrumicoltura sia in Sicilia – maggiore regione agrumetata d’Italia 42 mila aziende, 84 mila addetti diretti, 504mila nell’indotto – che nel resto del Paese.

Una lista delle “cose da fare” tracciata dagli stessi addetti ai lavori. Una rotta che – dalla tracciabilità dei prodotti “Made in Italy”, alle colture sostenibili a tutela del territorio e dell’ambiente – sembra indicare una visione globale di politiche agricole che, se parte dal comparto agrumicolo siciliano, è certamente condivisibile per tutti i prodotti di qualità coltivati nel nostro Paese. Eccellenze di cui gli agrumi siciliani – con ben quattro frutti a marchio Dop e Igp – sono testimoni indiscussi, “frutti del sole” esportati in tutto il mondo sin dall’Ottocento e che, come tanti altri prodotti “Made in Italy”, non possono mancare sulla tavola degli italiani.

“Lo sviluppo  della  filiera agrumicola – spiega il sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe Castiglione – deve muovere dall’adozione di nuove scelte condivise tra i vari attori. Ed è fondamentale avere un’unica mission da portare a termine in stretta sinergia tra Regioni e Governo nazionale utilizzando quegli strumenti della programmazione Ue 2014/20 che favoriscano l’aggregazione delle imprese e la promozione degli agrumi siciliani sui mercati”.

Per l'assessore regionale siciliano all'Agricoltura, Rosaria Barresi, il comparto agrumicolo sarà trainante per l'economia siciliana anche grazie al nuovo PSR 2014/2020 che prevede misure a salvaguardia sia delle produzioni che della commercializzazione. "Adesso – ha detto la Barresi – bisogna far conoscere a un consumatore globale sempre più interessato e attento, le qualità organolettiche e nutritive degli agrumi siciliani. Bene l'azione del Distretto degli Agrumi grazie al suo presidente. Ma i produttori devono rafforzare la filiera per non vanificare le azioni di promozione e supporto della Regione. Trasformazione e bio-innovazione, per valorizzare commercialmente ogni singola fase del circuito produttivo sino agli scarti, sono due parole chiave che troveranno sponda nelle azioni della Regione. Avvieremo tavoli tecnici di settore per una maggiore collaborazione con il Distretto e le categorie produttive".