Fungo italiano certificato, sostenibilità e valore nutritivo

L’obiettivo è educare i consumatori al fungo coltivato. Il Consorzio Fungo Italiano, che unisce circa il 70% della produzione italiana, è stato fondato con l’intento di contribuire alla conoscenza e all’informazione su un prodotto che presenta doti nutrizionali da valorizzare: alto contenuto proteico, basso contenuto calorico e zero grassi.

L’obiettivo è educare i consumatori al fungo coltivato. Il Consorzio Fungo Italiano, che unisce circa il 70% della produzione italiana, è stato fondato con l’intento di contribuire alla conoscenza e all’informazione su un prodotto che presenta doti nutrizionali da valorizzare: alto contenuto proteico, basso contenuto calorico e zero grassi.

Il Consorzio Fungo Italiano ha avviato un lavoro di qualificazione e valorizzazione del prodotto nazionale, per offrire al consumatore maggiori garanzie di sicurezza alimentare. I produttori consorziati si sono dotati di un disciplinare tecnico che garantisce, attraverso un ente terzo di certificazione, l’origine italiana delle materie prime e dell’intero ciclo produttivo, per un fungo fresco 100% Made in Italy.

‘L’Italia ha una lunga storia come paese produttore di funghi coltivati. Nonostante questo si tratta di un prodotto per molti versi ancora poco conosciuto – ha affermato Mario Mattozzi, Presidente del Fungo Italiano Certificato – basti pensare che in Italia il consumo medio di funghi è solo di 1 kg per persona. C’è quindi molto da fare per far conoscere le virtù di questo concentrato di proteine light, che rispondere appieno ai moderni trend di consumo”.

Tra i valori principali sostenuti dal Fungo Italiano Certificato c’è la massima attenzione nei confronti del consumatore, che si esplica auto-riducendo del 50% i limiti di tollerabilità ammessi dalla legislazione italiana, che è la più severa e avanzata in Europa, incentivando sistemi fisici e biologici per la difesa dai parassiti e dagli infestanti.

‘Il fungo coltivato è l’unico prodotto ortofrutticolo che cresce su un terreno totalmente controllato”, prosegue Mattozzi. “Con il Fungo Italiano Certificato facciamo un ulteriore passo avanti, certificando la provenienza del terreno, delle materia prime e l’intero ciclo produttivo. Conosciamo infatti persino la terra in cui è nato”.

Si tratta di un processo che richiede un ambiente protetto e materie prime selezionate con attenzione, per ottenere la crescita del fungo nel pieno rispetto dei suoi ritmi biologici. Ogni step della filiera produttiva del Fungo Italiano Certificato è costantemente monitorato per garantire un prodotto di qualità in termini sia visivi che organolettici. Inoltre solo in Italia il fungo coltivato viene raccolto mantenendo intere le radici e con un residuo di terriccio, per mantenerne la freschezza più a lungo.

Sei le varietà commercializzate: prataiolo bianco o champignon, prataiolo crema, portobello, pioppino, pleurotus o gelone e cornucopia. Il Fungo Italiano Certificato sarà distribuito a partire dalla metà di settembre nella GDO e nei principali mercati ortofrutticoli. Il lancio del prodotto sarà supportato da una vasta attività di promozione digital e da una campagna di pubbliche relazioni.