Etichettatura, è scontro sui semafori

Assolatte ha accolto con soddisfazione l’interrogazione parlamentare sulla questione dell'etichettatura inglese a codici a colori a firma degli eurodeputati Paolo De Castro, Giancarlo Scottà, Herbert Dorfmann, Giovanni La Via, Sergio

Assolatte ha accolto con soddisfazione l’interrogazione parlamentare sulla questione dell'etichettatura inglese a codici a colori a firma degli eurodeputati Paolo De Castro, Giancarlo Scottà, Herbert Dorfmann, Giovanni La Via, Sergio Paolo Francesco Silvestris , Iratxe García Pérez, Michel Dantin, in rappresentanza dei diversi gruppi politici del Parlamento Europeo.

Presentata a fine settembre, l’interrogazione conferma che lo schema di etichettatura della Gran Bretagna, basato sui codici colori, rischia di penalizzare numerosi formaggi europei. Sulla base di queste considerazioni, gli eurodeputati chiedono alla Commissione di verificare se l’iniziativa inglese è conforme al regolamento “Consumer Information”, se questo sistema aggiuntivo sia obiettivo e non discriminatorio, e se la sua applicazione non determini ostacoli alla libera circolazione delle merci.

“Grazie alla nostra iniziativa e al nostro allarme lanciato nel luglio scorso – ha affermato Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte – anche l’Eda (European Dairy Association, associazione alla quale Assolatte aderisce fin dalla sua fondazione e di cui ricopre la vicepresidenza) ha detto no ai semafori e a questo schema di etichettatura nutrizionale che penalizza tutti i più importanti formaggi, che sono invece raccomandati nelle diete in tutti i Paesi europei. Anche il nostro ministero della Salute ha sollevato importanti obiezioni e la stessa Commissione Europea si è detta disponibile ad approfondire questi aspetti, per verificare la compatibilità del sistema di etichettatura nutrizionale inglese”.

Il sistema dei “semafori” in etichetta non solo svilisce presso i consumatori britannici molte eccellenze agro-industriali italiane, facendone passare in secondo piano gli elevati standard di qualità, ma penalizza le piccole e medie imprese italiane che realizzano questi prodotti, facendo aumentare i costi di produzione e mettendo a repentaglio l’export italiano diretto in Gran Bretagna.

Il rischio è di “giocarsi” il terzo mercato europeo per i formaggi italiani, che nel primo semestre 2013 ha assorbito quasi 14.000 tonnellate di prodotti caseari italiani, mettendo a segno un aumento del 5% rispetto allo stesso periodo del 2012.