Costa Concordia, per la Regione Toscana va tolta quella presenza dolorosa

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, è fiducioso. Ha constatato come i lavori procedono senza interruzione, notte e giorno, nella cittadella costruita attorno al relitto e che brulica di lavoro notte e giorno.

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, è fiducioso. Ha constatato come i lavori procedono senza interruzione, notte e giorno, nella cittadella costruita attorno al relitto e che brulica di lavoro notte e giorno. E’ convinto pertanto che alla fine si riuscirà a portare via la carcassa della Costa Concordia spiaggiata a Punta Gabbianara. Anzi, questo, sottolinea, deve continuare ad essere l’impegno e lo è sicuramente per la Regione: per togliere questa presenza dolorosa e incombente e far tornare l’isola e i suoi abitanti alla loro serenità e ai loro normali tempi di vita.

Lo ha detto più volte durante la giornata del primo anniversario di quella tragedia, che unisce al dramma delle morti quello dell’impatto ambientale. Lo ha ripetuto scendendo da Giglio Castello, mentre dall’alto e in mezzo ai tornanti il relitto già si notava in tutta la sua presenza ingombrante. Il presidente della Toscana, oltre a sottolineare l’impegno di chi sta lavorando, ha ricordato anche le vittime, a cui ha rinnovato la solidarietà della Regione.

Anche per questo il presidente è venuto sull’isola, partecipando prima alla messa e poi alla cerimonia del primo anniversario della tragedia. Tre i principali motivi per portare il relitto della Costa Concordia a Piombino, una volta che sarà tornata a galleggiare. Il presidente della Toscana li ha ripetuti sollecitato dai giornalisti all’ingresso del porto dell’isola, nel giorno del ricordo del naufragio che ci fu un anno fa esatto. Costa ha affidato alla società londinese che ha selezionato i progetti per la rimozione della nave il compito di individuare lo scalo marittimo più adatto per accogliere il relitto. Una decisione sarà presa entro la fine di febbraio. Secondo il presidente della Regione, Piombino è la scelta migliore perché è il porto più vicino e da un punto di vista ambientale garantisce quindi più sicurezza.

Lì la nave, trascinata, potrebbe arrivare in un giorno e mezzo. Piombino ha anche competenze e tradizione adeguate. E poi, ha ripetuto il presidente, se devono esserci ricadute economiche sarebbe bene che fossero in Toscana, che il disastro e il naufragio l’ha subito. La situazione è sotto controllo, ma il danno c’è stato. Il presidente ha annunciato poi come in questa settimana ci sarà una riunione per decidere come alzare intanto la linea di galleggiamento della nave, alleggerendola magari di alcune parti superficiali. D’accordo con la protezione civile nazionale. Al Giglio, in occasione dell’anniversario, c’è stato anche il ministro dell’Ambiente: per ricordare, per portare la solidarietà del governo ai familiari delle trentadue vittime, ma anche per dire che si continua a lavorare per rimuovere la nave e proteggere l’ambiente di un’isola e di un arcipelago, parole sue, che sono patrimonio dell’intero Mediterraneo.

Intervistato, il ministro ha ripetuto che il naufragio dell’anno scorso insegna come superficialità e incompetenza creano danni incredibili e che di fronte ad una situazione di emergenza la risposta migliore è quella della competenza e trasparenza, come è stato per il Giglio e la Concordia. La commemorazione e il ricordo della tragedia sono state affidate alla cerimonia che è cominciata poco dopo le undici della mattina con la messa nella chiesa del paese, poco distante dal mare e che quella notte accolse tanti. L’hanno officiata il vescovo di Pitigliano, Sovana e Orbetello e altri parroci, con i canti del coro dell’isola. Sul porto un grande schermo ha rilanciato le immagini dall’interno. “Il cielo quel giorno si aprì – recitava una delle letture. “Quella notte il cielo si aprì sull’isola del Giglio: il cielo della solidarietà – ripete il vescovo nell’omelia -. L’isola disse così il suo battesimo al Giordano”. Nelle prime file di una chiesa stipata ed affollata si potevano individuare il presidente della Toscana e l’assessore all’ambiente, il ministro con il sottosegretario, il capo della Protezione civile nazionale, il presidente della Provincia di Grosseto, i sindaci del Giglio e dei Comuni gemellati, l’ambasciatore e console degli Stati Uniti, i rappresentanti di Costa i e tante altre autorità civili e militari. E’ stato letto anche un messaggio del presidente della Repubblica.

Ma la giornata al Giglio era iniziata due ore prima della messa, con la riposizione dello scoglio strappato quella notte dalla chiglia della nave nel punto in cui era, calato di nuovo in acqua alle Scole, insieme ad una targa in ricordo del naufragio. Su un motoscafo a tre ponti i giornalisti arrivati un po’ da tutto il mondo – più di cento sono state le testate accreditate – su un altro i familiari e parenti delle vittime, tornati sull’isola. Alle Scole, in mezzo al mare calmo ma sotto un cielo plumbeo e grigio, qualcuno si è abbracciato quando lo scoglio, poco dopo le nove e mezzo, è affondato in mare e le due imbarcazioni hanno risposto con le sirene. Altri si sono abbracciati (e qualcuno ha pianto) quando poco dopo, dallo stesso traghetto, i familiari hanno lanciato in acqua due mazzi e corone di fiori a Punta Gabbianara, davanti alla carcassa della nave, e trentadue colpi di sirena si sono susseguiti rapidamente in ricordo di chi quella notte ha perso la vita. Trentadue appunto, di diversa età e nazionalità, dagli appena sei anni di Dayana a settantanove: italiani, americani, francesi, tedeschi, indiani, peruviani, ungheresi e spagnoli. Con due corpi, di una passeggera italiana e di un membro indiano dell’equipaggio, ancora non ritrovati e non riconsegnati alle famiglie. Dopo la cerimonia la consegna delle onorificenze – “Alla carità e alla solidarietà”, nel nome di un frate cappuccino nato sull’isola e morto in Africa due anni fa – per chi quella notte ha accolto i quattromila passeggeri della nave: al colonnello Ennio Aquilino dei Vigili del Fuoco, all’ammiraglio Dell’Anna per la Capitaneria di porto, al commissario Gabrielli per la Protezione civile nazionale, a Elio Vincenzi e Kevin Rebello, rispettivamente marito e fratello delle due vittime ancora non ritrovate. Vincenzi ha portato dalla Sicilia la statua di una Madonna per la chiesa del Giglio. Premiato anche il popolo intero del Giglio, che nei prossimi giorni riceverà anche la medaglia d’oro al valore civile. Il Comune ricambia con il conferimento della cittadinanza onoraria a tutti coloro che assieme si sono adoperati: all’Arma dei carabinieri, alle Capitanerie di porto e alla Guardia costiera, al Corpo Forestale, alla Guardia di Finanza, alla Marina militare, alla Polizia di Stato, ai Vigili del Fuoco.

Il pomeriggio è proseguito con l’inaugurazione della lapide in memoria delle vittime del naufragio nella piazzetta all’ingresso del Molo Rosso, seguita da un’altra targa che al Rivellino ha ricordato lo slancio di solidarietà dei gigliesi. Poi a sera una processione di lanterne e un minuto di silenzio, simbolico, alle 21.45, ora della collisione della Costa Concordia sullo scoglio delle Scole.