Coronavirus, la fase due ed i bambini

Dopo il 4 maggio la metà dei genitori dovrebbe riprendere l’attività professionale fuori da casa Dai dati emersi dallo studio Yoopies, piattaforma di assistenza all’infanzia in Europa nata nel 2012 a Parigi e presente in ben sedici Paesi, durante il confinamento, in circa l'87% dei nuclei familiari analizzati, almeno uno dei due genitori è potuto rimanere a casa, potendosi quindi occupare dei bambini.

Dopo il 4 maggio la metà dei genitori dovrebbe riprendere l’attività professionale fuori da casa Dai dati emersi dallo studio Yoopies, piattaforma di assistenza all’infanzia in Europa nata nel 2012 a Parigi e presente in ben sedici Paesi, durante il confinamento, in circa l'87% dei nuclei familiari analizzati, almeno uno dei due genitori è potuto rimanere a casa, potendosi quindi occupare dei bambini.

Solo nel 13% dei casi, entrambi i genitori hanno continuato a lavorare fuori casa, in quanto lavoratori dei settori essenziali. Analizzando invece l’orizzonte temporale post confinamento, dal 4 maggio in avanti, vediamo come le famiglie prese in esame si dividano in due gruppi:

● Il 53% in cui entrambi i genitori dovranno tornare a lavoro;

● Il 47% in cui uno dei due genitori potrà rimanere a casa con i bambini, lavorando in smart working o senza lavorare causa sospensione dell’attività lavorativa.

Senza asilo e scuola, famiglie in difficoltà

Per i genitori che dovranno tornare al lavoro fuori casa, fra le soluzioni per la gestione e la cura dei figli emergono:

● il ricorso ad una baby sitter (50%);

● l’aiuto di amici e parenti (30%).

● rimane fuori il 20% dei genitori che dichiara di non aver ancora trovato una soluzione e di star pensando all’estrema possibilità di sospendere ulteriormente la propria attività lavorativa (pesando ancora di più sul bilancio familiare già messo in crisi dal confinamento).

Ci sono in ballo variabili economiche e aspetti legati alla salute ed alla logistica, soprattutto se si esclude la possibilità di iscrivere i bambini ai centri estivi che normalmente supportano i genitori durante la chiusura delle scuole.

Per questo il 48% dei genitori ha già richiesto o intende richiedere il Bonus baby-sitting emergenza COVID-19 valutandolo, però, insufficiente per coprire la reale esigenza legata all’emergenza: trovare una soluzione sostenibile di assistenza all’infanzia nei prossimi mesi. Le frasi più ricorrenti che vengono esplicitate sono queste:

  • “Il Bonus non copre nemmeno un quarto delle spese da sostenere per due bambini tenuti 8 ore da una baby Sitter per 5 giorni alla settimana per i prossimi 5 mesi”;
  • “Si tratta di emergenza da marzo a settembre. 600 euro coprono solo un mese e il bonus baby sitter non è cumulabile con i 15 giorni di congedo parentale straordinario, che sono comunque pochissimi”;
  • “L'aiuto dello stato dovrebbe essere ridurre le rette dell'asilo, il costo dei pannolini e articoli indispensabili per la prima infanzia, garantire iniziative per le famiglie, pulire e monitorare i giardini pubblici dedicati ai bambini”.

Mental Load per i genitori che lavorano dacasa

Anche i genitori che potranno rimanere a casa coi figli dopo il 4 maggio – tra questi il 52% lavorerà da casa in Smart working – avvertono la difficoltà di conciliare la vita professionale con la gestione dei bambini, sia per chi ha bimbi più piccoli alla cui cura è necessario dedicarsi sia per chi ha bambini in età scolare che hanno bisogno di supporto per compiti ed ’accompagnamento scolastico. Il 75% dei genitori dichiara, infatti, di fare molta fatica a portare a termini i progetti di lavoro dovendosi occupare dei bambini.