Congresso degli enologi, vince la qualità

Il vino italiano non teme la crisi, anzi grazie all’export, ed alla scelta strategica di fare affidamento su qualità, innovazione e tradizione la supera di slancio.

Il vino italiano non teme la crisi, anzi grazie all’export, ed alla scelta strategica di fare affidamento su qualità, innovazione e tradizione la supera di slancio.

È questo il messaggio che promana dal 68° congresso di Assoenologi, l’organizzazione di categoria più antica al mondo che raggruppa oltre 4.000 tecnici del vino, terminato ieri.

I lavori si sono svolti ad Alba, in Piemonte ed hanno avuto come tema, ricorda il direttore Giuseppe Martelli, «Cinquant’anni di doc: il territorio, il vino e l’enologo». Il neo presidente dell’Associazione, Riccardo Cotarella, ha detto che:«Tecnologia, scienza, ricerca e sperimentazione sono i nostri campi dove nessuno, meglio dell’enologo, può accedere a risultati significativi e indispensabili. Sono leve che hanno permesso a intere regioni di realizzare il Rinascimento vitivinicolo, raggiungendo livelli qualitativi e di immagine che sino a poco tempo fa erano di pertinenza della sola Toscana e del Piemonte». Lo dimostrano i dati dell'export in lenta ma continua crescita generale