Confcommercio vede ancora nero: la “ripresina” solo nel 2014

Ancora numeri drammatici per l’economia italiana.

Ancora numeri drammatici per l’economia italiana. Gli ultimi, che fuoriescono dal rapporto di Confcommercio presentato qualche giorno fa a Cernobbio, rinnovano l’immagine di un Paese sprofondato nella crisi e la cui popolazione è sempre più colpita dalla ristrettezza economica.

Secondo l’organismo di rappresentanza dei commercianti, ogni giorno il numero complessivo dei poveri aumenterebbe di 615 unità, portando il dato globale ad oltre quattro milioni. Il dato è contenuto nel Misery index Confcommercio (MiC), il nuovo indicatore macroeconomico mensile di disagio sociale. A ciò si aggiungono le nuove stime del Pil per il 2013, tagliate a -1,7%, ben lontano da quel -0,2% previsto soltanto qualche mese fa dal governo Monti e dal -0,9% indicato dalla stessa Confcommercio nella precedente proiezione.

Anche per i consumi facili profezie in negativo: -2,4%. Il commento di Mariano Bella, direttore dell'ufficio studi dell’associazione dei commercianti, è gelido: “Abbiamo alle spalle il peggiore anno dell’Italia repubblicana in termini di caduta dei consumi”. Confcommercio demitizza infine l’immagine degli italiani come popolo di fannulloni. Tanto i lavoratori dipendenti quanto gli autonomi, nel 2011 avrebbero lavorato in media 1.774 ore ciascuno. Vale a dire il 20% in più dei francesi e il 26% in più dei tedeschi. I lavoratori indipendenti italiani, inoltre, secondo la ricerca di Confcommercio, lavorerebbero quasi il 50% in più dei lavoratori dipendenti: in cifre, 2.338 ore contro 1.604. Il vero problema italiano è quello della produttività: ogni lavoratore italiano produce in media una ricchezza pari a 36 euro per ogni ora lavorata. Rispetto a noi, i tedeschi producono il 25% in più e i francesi quasi il 40% in più.

Il pessimismo, al di là dei numeri, era emerso anche nelle risposte fornite dagli stessi imprenditori alle indagini promosse dalla Confcommercio alla vigilia del forum di Cernobbio. La ricerca sulle aspettative delle imprese per il 2013, realizzata da Confcommercio-Imprese per l'Italia in collaborazione con Format Research, evidenzia che il 42% degli imprenditori ritiene che il 2013 andrà peggio rispetto all'anno precedente e il 52% dice che andrà più o meno nello stesso modo; soltanto per il 12% quest'anno la situazione della propria impresa migliorerà rispetto al 2012.

Tra le principali emergenze da affrontare nell'immediato gli imprenditori indicano la riduzione della pressione fiscale sulle imprese e sul lavoro (per il 90,5%), sulle famiglie (80,1%), le politiche in favore dell'occupazione (72,1%); per circa l'80% degli imprenditori l'emergenza economica si affronta facendo ripartire il credito alle imprese e i consumi; per l'80% delle imprese la strada per fronteggiare le emergenze del Paese passa necessariamente dal taglio dei costi della pubblica amministrazione e dei costi della politica; imprenditori divisi a metà tra ottimisti (circa 49%) e pessimisti (circa 44%) sulla capacità del nuovo esecutivo, qualsiasi esso sia, di riuscire ad affrontare le priorità del Paese nei primi 100 giorni di governo.