Come sarà la prossima vendemmia?

Ci si interroga su prezzi e tenuta del mercato, mentre si è certi della buona qualità di prodotto e della quantità che si riuscirà a produrre

I frutti della terra non conoscono altro che la stagionalità e quindi, per fortuna, vanno avanti a prescindere. E così, siccome manca meno di un mese alla prima pigiatura, è già tempo di stime, calcoli, previsioni. E preoccupazioni.

Come sarà la vendemmia? Si annuncia buona sotto il profilo della qualità e della quantità di prodotto finale un po’ in tutto il Paese ma rimane la preoccupazione dei produttori sul fronte prezzi e soprattutto sulla tenuta dei mercati. Il quadro di sintesi sulla situazione è fornito da Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini (Uiv); alla vigilia della prossima raccolta si conferma un contesto congiunturale difficile dove è necessario lavorare per recuperare gli spazi di crescita che si profilano all’orizzonte.

Il settore vino vive un momento decisivo di una stagione complessa: se infatti sul piano climatico e vegetativo al momento si prevede una vendemmia interessante, con uve sane e un ciclo vegetativo che prospetta una raccolta leggermente anticipata, tra i produttori permane incertezza. A pesare è senz’altro la visione, nel breve periodo, relativa agli ordini provenienti sia dalla domanda interna che estera, mentre sono migliori le attese di un ritorno ai livelli economici pre-Covid nel giro dei prossimi anni. Ma intanto c’è da sbarcare il lunario.

Sul piano dell’andamento climatico, aprile e maggio hanno riportato temperature miti e piovosità scarsa, diversamente da giugno e in buona parte luglio in cui le condizioni termiche rilevate sono state lievemente inferiori alla norma, con piovosità abbondante e ondate di calore limitate agli ultimi giorni del mese. 

Sul fronte fitosanitario, i vigneti si presentano sani, con pochi focolai di infezioni a macchia di leopardo lungo la Penisola. Solo in alcune zone del Trentino e del Friuli la peronospora ha causato danni, anche se la situazione è sotto controllo, mentre l’oidio è stato rilevato con maggior presenza in Romagna, Toscana e Abruzzo. Una condizione positiva, nella consapevolezza – conclude una nota – che tutto è ancora in gioco: le prossime settimane saranno determinanti per le basi spumante e i prossimi mesi per gli altri vini. Prosit!

Pubblicato in Vino

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