Clima. Cnr, con i cambiamenti a rischio la produzione di pasta italiana

"Il frumento duro rappresenta una delle fonti primarie di calorie e proteine per gran parte dell'umanita', ma i cambiamenti climatici nella regione mediterranea, area di elezione della specie, pongono problemi per la sua coltivazione,

"Il frumento duro rappresenta una delle fonti primarie di calorie e proteine per gran parte dell'umanita', ma i cambiamenti climatici nella regione mediterranea, area di elezione della specie, pongono problemi per la sua coltivazione, spingendola sempre piu' a Nord. La produzione della pasta, uno dei componenti fondamentali della dieta italiana, inserita dall'Unesco nel patrimonio culturale immateriale dell'umanita', rischierebbe cosi' di dipendere sempre piu' dalle importazioni, con gravi ricadute anche per la nostra economia".

Per fare il punto sullo stato della ricerca e sulle sfide per assicurare una produzione ottimale di frumento, si terra' da oggi' a giovedi' prossimo, nella sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), il convegno 'Genetics and Breedings of Durum Wheat', organizzato dall'Accademia nazionale delle scienze (detta dei XL) con il Dipartimento di scienze bio-agroalimentari (Disba) del Cnr, Enea, Cra e Cimmyt, Icarda, Fao.

Il cambiamento climatico "sta rendendo l'area del Mediterraneo, dove la specie si e' evoluta ed e' stata coltivata per 10 mila anni, sempre piu' inospitale per la coltivazione del frumento che, spinto sempre piu' a Nord, sperimentera' agenti patogeni e condizioni ambientali differenti– afferma Domenico Pignone, dell'Istituto di genetica vegetale del Cnr di Bari- nel contempo, la gamma di prodotti che si ricavano dal suo raccolto si amplia e il consumo si estende a nuove regioni".

Gli stress ambientali, poi, "continuano a limitare e a degradare la qualita' del raccolto- spiega Emilia Chiancone, presidente dell'Accademia nazionale delle scienze- questi ostacoli richiedono continua attenzione da parte della comunita' scientifica".

L'Italia, "un po' come e' avvenuto con la seta, da paese produttore potrebbe diventare totalmente importatore, con pesanti ricadute economiche- conclude Pignone- e' necessario mettere a frutto strategie di miglioramento genetico tali da permettere lo sviluppo di un prodotto di qualita', in grado di dare produzioni sostenibili nell'ambito dei nuovi scenari".