Chef, cresce il ricorso alla protezione del diritto d’autore

Il cibo acquisisce sempre maggiore importanza e peso economico nella nostra società. Ragion per cui, crescendo il giro d’affari, si moltiplicano le occasioni per difendere le proprie creazioni, proprio come accade in altri settori merceologici. Ecco perché si fa sempre maggiore ricorso, da parte degli chef famosi, alla tutela del diritto d'Autore (disciplinato dalla legge n. 633/1941) o al copyright.

Il cibo acquisisce sempre maggiore importanza e peso economico nella nostra società. Ragion per cui, crescendo il giro d’affari, si moltiplicano le occasioni per difendere le proprie creazioni, proprio come accade in altri settori merceologici. Ecco perché si fa sempre maggiore ricorso, da parte degli chef famosi, alla tutela del diritto d'Autore (disciplinato dalla legge n. 633/1941) o al copyright.

Anche i legali si sono dovuti adeguare alle esigenze della stellata clientela. Complice il sempre più diffuso interesse che a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta e poi sull'onda degli show televisivi, s’è manifestato per il mondo dell'alta cucina, tra innovazione e arte.

Un caso di scuola fu quello della pizza al vapore, di chef Alajmo, ricetta tutelata da un brevetto a partire dall'anno 2017. La peculiarità di questa ricetta è racchiusa tutta nel suo grado di innovazione. E là dove c’è creatività opera la tutela del diritto d'Autore tramite l'articolo 2 e l'ausilio dei commi 4, 5 e 10.

L'accostamento tra i piatti e le opere d'arte non è per tutti così immediato e scontato ma da quando esiste il virtuale Chef Museum – dove i piatti degli Chef sono esposti in una carrellata al pari di opere d'arte vere e proprie – la consapevolezza e il valore del contenuto nel suo contesto è cresciuta.