Castelli Romani e Rieti in un progetto europeo sul riciclo

ROMA – In questo ultimo decennio, sulla spinta della grande attenzione all’impatto ambientale, l’esigenza di affrontare la gestione dei rifiuti in maniera quanto mai sostenibile è divenuta sempre più pressante.

ROMA – In questo ultimo decennio, sulla spinta della grande attenzione all’impatto ambientale, l’esigenza di affrontare la gestione dei rifiuti in maniera quanto mai sostenibile è divenuta sempre più pressante.

Ed ecco che l’impatto del nostro sistema socioeconomico sull’ambiente si è dovuto fortemente ridurre per raggiungere alcuni fra gli obiettivi coerenti con i principi dello sviluppo sostenibile, ossia inteso come quello sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri. Tuttavia siamo arrivati a buon punto per affermare che nel Lazio i rifiuti, oggi un costo, possono diventare fonte di guadagno. E’ in questo contesto che si inserisce il progetto europeo Life “Mo.Re.&Mo.Re”, che si propone di sperimentare e introdurre metodologie innovative per la gestione dei rifiuti attraverso la creazione di filiere e distretti eco-industriali, applicandole a due specifici ambiti territoriali: Castelli Romani e provincia di Rieti.

La presenza di una tale rete di scambio, costituita appunto da filiere ed ecodistretti, consente alle aziende di convertire gli “scarti” in materie prime per un’altra azienda (da cui il termine Materia Prima Seconda = MPS). L’obiettivo che si raggiunge con l’applicazione di questa nuova metodologia è la riduzione della produzione di rifiuti, in particolar modo di quella frazione non destinata a riciclo ma a smaltimento (in termini di uso di risorse e gestione degli scarti e dei rifiuti), perché si interviene direttamente sulla capacità di riutilizzo e riciclo localmente disponibile. Qui entrano in gioco direttamente gli eco-distretti.

E’ chiaro che per estendere la realizzazione del progetto a partire dagli eco-distretti diventa necessario incentivare gli interventi affinché nel medio-lungo periodo producano risultati soddisfacenti e duraturi anche mediante il potenziamento del riciclo e dell’uso delle cosiddette materie “prime seconde” (MPS). Che altro non sono che le materie prime prodotte da scarti e rifiuti riciclati con l’ausilio della raccolta differenziata. Risultati tangibili di questa attenta metodica comportano vantaggi economici interessanti. Infatti mentre aumentano i rifiuti riciclati, va a diminuire il volume dei prodotti di scarto che dovrà essere smaltito e questo, a sua volta fa diminuire il costo dello smaltimento complessivo dei rifiuti; viceversa le aziende che acquistano un sottoprodotto di scarto come materia prima riducono i costi dei fattori produttivi.

I partner che collaborano alla stesura del progetto sono: la Provincia di Rieti, la SDle, la Nova Consulting e il Dipartimento di Meccanica e aeronautica dell’università “La Sapienza” di Roma. Il budget totale è di 1.521.390 euro, con quota di finanziamento da parte della Regione Lazio di 307.630 euro, da parte della Commissione europea di 725.203 euro e il cofinanziamento dei partners di 71.200 euro.

Il progetto si articola in quattro ambiti:

1. mappatura del territorio e coinvolgimento di tutti i sistemi produttivi presenti negli eco-distretti ossia le aree territoriali già definite per la sperimentazione così da tipologie e quantità di materiali derivabili da raccolte differenziate specializzate;

2. ampliamento della capacità di reimpiego dei rifiuti come attività di supporto alle imprese sui territori interessati per intervenire sui propri processi produttivi;

3. ridefinizione della raccolta con l’ausilio dell’ analisi e riprogettazione dei sistemi di raccolta dei rifiuti solidi urbani;

4. messa a regime del sistema necessaria per mettere in connessione domanda e offerta attraverso la creazione di strumenti specifici come la “borsa dei rifiuti” con un sistema di raccolta dedicato per facilitare lo scambio tra domanda e offerta di rifiuti.

La borsa dei rifiuti on-line verrà strutturata come un vero e proprio mercato dove le aziende potranno inserire sul sito internet del progetto le quantità di rifiuti che vendono o potranno consultare il sito per acquistare le materie di cui invece hanno bisogno. Il tutto con un semplice “click”. Risultati tangibili comportano vantaggi economici interessanti, Infatti mentre aumentano i rifiuti riciclati va a diminuire il volume dei prodotti di scarto che dovrà essere smaltito e questo, a sua volta fa diminuire il costo dello smaltimento complessivo dei rifiuti; viceversa le aziende che acquistano un sottoprodotto di scarto come materia prima riducono i costi dei fattori produttivi.

Qualche esempio della “nuova vita del rifiuto”. Per quanto riguarda i rifiuti di vegetazione, sia nell’eco-distretto dei Castelli Romani sia in quello reatino, territori altamente agricoli e rinomati per le produzioni di olio e vino, proprio gli scarti derivanti dalla produzione del vino possono divenire materie prime seconde per i calzaturifici. Il tannino è una sostanza presente negli estratti vegetali capace di combinarsi con le proteine animali in complessi insolubili e utilizzati nella concia del cuoio.

Mentre, dall’acqua di vegetazione derivante dalla molitura delle olive è possibile estrarre attraverso un processo chimico, chiamato cromatografia, i polifenoli (sostanze vegetali dotate di un fortissimo potere antiossidante) utilizzati dall’industria farmaceutica nella produzione di cosmetici ed integratori alimentari. Analogamente risulta interessante l’utilizzo dei polifenoli, sostanze di scarto nella macinazione delle olive e produzione dell’olio che sono utilizzati come materie prime (seconde dopo il riciclo) dall’industria cosmetica. Dal materiale inerte rifiuto delle opere edilizie (che rappresenta circa il 25% in peso del totale dei rifiuti prodotti ogni anno in Europa) attraverso un’apposita triturazione meccanica si generano nuovi mattoni.

Altrettanti esempi si potrebbero fare con i rifiuti del legno, della carta e naturalmente della plastica.