Bene l’export agroalimentare italiano nel 2011

In un periodo nero per conti pubblici e bilanci aziendali, i risultati del “food” italiano all’estero vanno decisamente in controtendenza.

In un periodo nero per conti pubblici e bilanci aziendali, i risultati del “food” italiano all’estero vanno decisamente in controtendenza.

Il 2011 si è chiuso con un aumento dell’export del 10 per cento, risultato sostenuto dallo sbarco nei mercati emergenti. E per l’anno in corso si prevede un ulteriore balzo in avanti delle vendite all’estero di quasi il 9 per cento, che porterebbe così a sfiorare i 30 miliardi di fatturato delle esportazioni dell’intera catena alimentare.

Più nel dettaglio, emerge la variazione delle direttrici geografiche per l’esportazione dei nostri prodotti. Se resta centrale il ruolo di partner commerciali tradizionali come Stati Uniti e Germania, cominciano a farsi largo tra gli acquirenti dei nostri prodotti alimentari anche le ultracitate economie emergenti. In particolare Cina e India, primi Paesi al mondo per popolazione.

Se è vero che la Cina è solo al 22esimo posto tra i mercati di destinazione dell’agroalimentare del Belpaese, le prospettive di crescita sono molto significative. Tra i prodotti che vanno per la maggiore, primeggiano vino, cioccolata e olio italiani, con un’incidenza complessiva del 73,5 per cento dell’import dal nostro Paese.

Nel 2011 sono arrivati in Cina ben 31 milioni di litri di vino per un valore di circa 68 milioni di euro: quota, però, ancora contenuta (6,5 per cento in valore) che vede per il momento l'Italia solo al quinto posto tra i fornitori in un mercato dominato dal prodotto francese (51,9 per cento).

L’India, da parte sua, costituisce un mercato alimentare dal valore di 120 miliardi di dollari (e si avvia a superare i 200 entro sette anni). Ad oggi, su una popolazione di circa 1,2 miliardi di persone, almeno 300 milioni di indiani benestanti consumano abitualmente pasta, olio e formaggi italiani. Si tratta di cibo utilizzato principalmente dalle classi benestanti, che però sono in forte aumento.

In Brasile aprono nuovi ristoranti italiani e nei negozi crescono i consumi di pasta, salumi, formaggi, pizza e gelato. La Russia, che importa il 40 per cento del fabbisogno alimentare, vede con sempre maggiore favore il cibo “made in Italy”.

Segnali positivi arrivano anche dal Vietnam, dove il mercato alimentare ha raggiunto i 33,7 miliardi di dollari e cresce al ritmo del 4 per cento l’anno, e dalla Birmania, dove il nuovo governo democratico fa ben sperare in una rapida apertura nei confronti dell’Occidente.