Beta version

Vino, i risultati dello "scontro" con la Francia

19/02/2019 | Agricoltura
L'analisi Nomisma Wine Monitor

Non accenna a diminuire la guerra commerciale tra Italia e Francia sul fronte dell'export enologico. Secondo Nomisma Wine Monitor, per il rapporto tra Italia e Francia nell'export di vino imbottigliato, si parte dal confronto tra i rossi Dop delle tre regioni vinicole italiane di riferimento (Toscana, Piemonte, Veneto) con quelli delle regioni francesi (Bordeaux, Borgogna). Gli Stati Uniti sono, per entrambi i paesi, il primo mercato di destinazione per i vini rossi, pesando per il 21% del totale di categoria nel caso dell'Italia e per il 17% nel caso della Francia. Ma i cugini vanno meglio in Asia: Cina, Hong Kong e Giappone pesano congiuntamente per il 31% sul totale export di categoria; per l'Italia questi tre mercati incidono per appena il 7,5%.

E perdiamo terreno; nel periodo 2012-2017, l'export italiano di rossi imbottigliati negli Usa è aumentato del 7%, quello francese del 56%. In Cina, l'export di vini rossi italiani è cresciuto dell'82%, quello francese del 40%. I vini rossi francesi vengono esportati a un prezzo medio attorno ai 6 euro litro, contro i 4,64 di quelli italiani. Il differenziale risulta più alto (65%) nel caso dei rossi Dop, dove i vini francesi vengono esportati a un prezzo medio superiore a 9,1 euro/litro contro i 5,5 euro di quelli italiani. Tale differenziale viene amplificato dal posizionamento dei rossi di Borgogna (25,5 euro/litro) che si collocano ai vertici della classifica in termini di prezzo medio all'export, seguiti dai rossi di Bordeaux, il cui prezzo (12 euro/litro) è superiore del 32% rispetto ai rossi piemontesi e del 75% rispetto ai rossi Dop toscani. Nel lungo periodo (2012-2017 e 2018) l'Italia consolida la crescita delle esportazioni in Svizzera, Francia e Cina. In quest'ultimo paese, la Francia sta invece conoscendo un calo importante.

Il Brunello, e le altre denominazioni vitivinicole di Montalcino, rappresentano un'eccezione rispetto alla media, in quanto l'export pesa per il 70% dell'intera produzione. Per il Brunello la penetrazione nei 3 paesi asiatici - Cina, Hong Kong e Giappone - sale al 15% dell'export totale, non arrivando ai livelli dei vini francesi ma registrando comunque il doppio rispetto alla media degli altri rossi italiani.