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Vino, export italiano in crescita ma meno dei concorrenti

26/09/2019 | Agricoltura
Lo studio di Nomisma Wine Monitor mette in rilievo alcuni aspetti

Il vitivinicolo si conferma traino principale del nostro export agroalimentare e si appresta, nel 2019, a superare, e sarebbe la prima volta, i 6 miliardi di euro di saldo. Tutto bene quindi? Nomisma Wine Monitor mette in evidenza una crescita, nel primo semestre 2019, meno vigorosa rispetto al passato; l’attenzione si deve focalizzare sul calo significativo del prezzo medio nell’area Ue e sulla crescita inferiore rispetto ai concorrenti nell’estremo oriente

L’Italia, secondo l’analisi condotta di Nomisma-Wine Monitor è certamente cresciuta nelle vendite, ma meno dei concorrenti. In Cina in 5 anni l’incremento tricolore ha sfiorato l’80% mentre le importazioni dal resto del mondo hanno segnato un +106%. Così a Hong Kong dove l’Italia ha venduto vino con una crescita del 28% contro il 67% degli altri, e in Corea del Sud il nostro incremento  è stato del 36%, inferiore al 60% registrato dagli altri Paesi. Soprattutto in Giappone le vendite di vino negli ultimi cinque anni sono cresciute solo del 3,4%, a fronte di quelle realizzate da altri Paesi, aumentate del 30%.

Il primato del Bordeaux

In termini quantitativi la differenza è ancora più evidente in quanto il Giappone solo nel 2018 ha importato quasi 93 milioni di bottiglie di Bordeaux e 6 milioni di Borgogna, mentre il complessivo dei rossi Dop provenienti da Toscana, Piemonte e Veneto supera di poco i 13 milioni di bottiglie. In valore, parliamo di 864 milioni di euro del solo Bordeaux contro 77 milioni di euro dei rossi Dop delle 3 regioni italiane.

Il Jefta, che risultati porterà?

Nei prossimi 5 anni si prevedono consumi in aumento nell’area asiatica, fino all’8% in Cina, dall’1% al 2,5% in Giappone, complice l’accordo di partenariato economico, dal 5,5% al 7,5% in Corea del Sud e dal 3% al 4,5% a Hong Kong.

Il calo dei prezzi

Il prezzo medio segna a livello globale un meno 5,1% sullo stesso periodo del 2018, con punte del meno 7,9% per l’area comunitaria. Giù tutte le principali piazze europee, in primis la top buyer Germania con meno 10,1%, la cui quotazione media si è fermata a 1,9 euro al litro. Scende anche il prezzo di acquisto in Regno Unito, a meno 3,6% (-9,9% lo sparkling) e Francia con meno 9,4%, che detiene il primato del low cost  con 1,8 euro al litro anche per effetto dei maxi acquisti di sfuso.

Meno netta la situazione nei Paesi terzi, con Stati Uniti, Canada e Svizzera in leggera crescita, Norvegia e Russia stabili, mentre si deprezza in modo significativo il vino italiano in Giappone e in Cina. Nel complesso, il vino italiano nel mondo sfuso compreso è venduto in media a 2,9 euro al litro, nella Ue a 2,3 euro al litro.

Italia al top

Con l’aumento del 3,3% l’Italia rimane, comunque, tra i top exporter mondiali, occupando la quarta posizione, dopo quella della Nuova Zelanda con un incremento del 13,2%, il cui export cresce sensibilmente in Usa e Regno Unito, del Cile con un aumento dell’8,2% e della Francia che registra un più 5,9%, con punte anche superiori al 10% quest’ultima in forte spolvero negli Usa, Regno Unito e Giappone con aumenti superiori al 10 per cento.