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Uva da tavola, filiera in difficoltà

07/05/2015 | Agricoltura
Negli ultimi 15 anni solo il 2009 si era chiuso con un risultato peggiore.

Va male l’uva da tavola italiana. Nel 2014 l'export ha subito una riduzione del 12% sull'anno precedente. L'aumento del prezzo medio del prodotto esportato ha consentito di contenere la flessione degli introiti (-7%). E' quanto emerge dalla presentazione effettuata da Ismea in occasione del Comitato Uve da tavola dell'Organizzazione Interprofessionale.

Tra gli elementi a sfavore ci sono l'embargo della Russia e la svalutazione del rublo, ma anche la perdita di competitività del nostro Paese rispetto ai diretti concorrenti (Spagna, Egitto, Turchia, India, Cina). Nonostante la flessione, le esportazioni si confermano un elemento vitale per questa filiera, assorbendo più del 40% della produzione italiana in termini di quantità. Cala anche la produzione, però. In Italia e Spagna ciò è da ascrivere alla riduzione delle superfici investite.

Nel Belpaese cresce la specializzazione produttiva, aumenta il peso della gdo e cresce la concentrazione dell’offerta. Considerando l'export i Paesi più vocati dell'emisfero sud sono Cile, Sud Africa, Brasile, Argentina, Australia e Perù. Nell'emisfero nord i principali esportatori di uva sono Stati Uniti, Italia, Cina, Spagna, India, Turchia, Grecia e Messico. Tra 2005 e 2014, in termini di volume, sono aumentate le esportazioni di Sud Africa, Cina, Spagna, Egitto, Turchia, India ed Australia, mentre sono calate quelle di Italia, Grecia, Messico, Germania e Brasile. Insomma tra i big del settore l'Italia è l'unico a non crescere.

Sul fronte dei consumi in Europa si è assistito ad una progressiva riduzione. In Russia e nell'Europa dell'Est (Ucraina, Romania e Polonia) i consumi sono aumentati in maniera considerevole. Stabili i consumi nel Regno Unito. L'effetto embargo russo ha poi generato flussi commerciali particolari nei Paesi non coinvolti dal blocco voluto da Putin: nel 2014 l'import russo di uva da tavola ha visto un incremento del 22% dell'Egitto, del 21% dalla Turchia, del 15% dal Perù, del 20% dall'India, del 15% dalla Moldavia. L'Italia, come prevedibile, è colata a picco con un -90%. In generale l'export italiano, complice appunto l’embargo russo, nel 2014 ha conosciuto un drastico calo dei volumi spediti. Negli ultimi 15 anni solo il 2009 si era chiuso con un risultato peggiore. Per quanto riguarda la Russia lo stop alle importazioni dall’Ue ha determinato il crollo verticale anche delle spedizioni italiane passate dalle 15.500 tonnellate del 2013 alle 1.500 del 2014.