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Ue - Usa, possibile guerra commerciale

12/04/2019 | Visioni
A rimetterci soprattutto l'Italia ed i suoi formaggi

Da un punto di vista commerciale i rapporti tra Italia e Washington sono tesi. E non va meglio con la Ue. Il braccio di ferro su Airbus e Boeing è la causa scatenante, Trump stima un danno da 11 miliardi di dollari e prepara ritorsioni. Ma per l’Italia c’è anche di più, il tycoon non ha digerito l’endorsment tricolore alla nuova Via della Seta Cinese. E così, nel calderone della geopolitica contemporanea potrebbero finirci anche i molti prodotti alimentari europei e soprattutto italiani: formaggi, yogurt e burro. La misura potrebbe scattare in estate e rappresenterebbe un nuovo problema per il settore lattiero caseario nazionale. Dopo i danni stimati per la Brexit, è ora a rischio un’altra destinazione strategica per formaggi italiani. Nonostante la brusca frenata del 2018, da ricondurre soprattutto al calo dell’export di pecorino (-40%), l’Italia è ancora il primo paese del mondo per export caseario verso gli USA, quarta destinazione delle nostre esportazioni casearie. 

“Le nostre imprese portano in USA più di 30.000 tonnellate di formaggi, circa un terzo dell’export nazionale extra UE – le parole di Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte - per un valore che supera i 270 milioni di euro”. Per alcuni formaggi, inoltre, questa destinazione rappresenta un mercato fondamentale. È il caso del Pecorino Romano che trova negli Usa il suo primo sbocco, con due terzi dell’export. Mentre per Grana Padano e Parmigiano Reggiano gli USA sono il secondo paese per importanza, dopo la Germania.

“L’introduzione di dazi sui nostri formaggi sarebbe un durissimo colpo per il settore, dagli effetti difficilmente prevedibili ma destabilizzanti anche per il mercato interno – sottolinea Ambrosi. - A subire le maggiori conseguenza sarebbero soprattutto i prodotti di qualità ed elevato valore aggiunto, e quindi i formaggi italiani, perché i dazi sono definiti in percentuale sul valore unitario. Rischiamo di diventare meno competitivi con conseguente drastica riduzione del flusso di export”.