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Post terremoto in Emilia: il dibattito sulla prevenzione

11/04/2013 | Realtà locali
Bisogna invertire la tendenza e tornare a finanziare l’agricoltura nelle aree montane.

Il territorio modenese è in ginocchio. E’ quanto ha evidenziato Mauro Manfredini (Lega nord) nel dibattito in sede di consiglio regionale. Il consigliere del Carroccio ha sollecitato tempi brevi e procedure semplificate per rimettere il territorio in sicurezza e l’istituzione di un fondo garantito per l’emergenza in montagna. Per Monica Donini (Fds) il territorio emiliano-romagnolo è fragile per la sua natura geologica e l’unica grande opera di cui ha bisogno il Paese è un piano per la messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale.

Il territorio frana perché è malato – è quanto asserisce Fabio Filippi (Pdl) – e parte della malattia è dovuta alla rarefazione della presenza umana in montagna. Bisogna quindi invertire la tendenza e tornare a finanziare l’agricoltura nelle aree montane. La fragilità del territorio - secondo Silvia Noè (Udc) - necessiterebbe di continui investimenti, superando la logica dell’emergenza e degli interventi tampone, per trovare soluzioni strutturali, ma ancora non ci sono soluzioni o cure definitive. Per Gabriele Ferrari (Pd) manca una visione strategica complessiva nazionale, è quindi difficile che si possa intervenire in maniera puntuale per la messa in sicurezza del territorio solo con i fondi messi dalla Regione. Per Sandro Mandini (Idv) bisogna superare l’emergenza e puntare invece sulla prevenzione e su un cambio di mentalità che dovrebbe portare alla redazione di un piano della difesa del suolo, con il relativo piano finanziario. Gian Guido Naldi (Fds) ha detto di non condividere l’analisi sull’eccezionalità degli eventi atmosferici: il territorio nazionale è fragile, ma anche perché manca una seria politica di messa in sicurezza. Andrea Pollastri (Pdl) ha segnalato le difficoltà dei Comuni del piacentino, che devono fare fronte al dissesto, chiedendo alla Regione di impegnarsi per interventi strutturali e non più a macchia di leopardo.

Sulla situazione difficile dell’Appennino modenese ha invece puntato Andrea Leoni (Pdl), per il quale le frane sono sempre le stesse. Al di là di interventi tampone molti sono gli interventi che si dovevano realizzare e che non sono stati fatti. La prevenzione deve essere al centro e bisogna gestire il territorio con criterio – è il commento di Andrea Defranceschi (Mov5s) – si deve infatti ragionare su cosa si va a costruire e dove.

Siamo sempre “intervenuti con una aspirina” - ha detto - dove sarebbero stati necessari interventi strutturali. Non stiamo lavorando secondo una logica emegenziale. Ne è convinto il presidente Vasco Errani, che ha ricordato come l’Emilia-Romagna sia l’unica Regione ad avere censito da anni le frane, che sono 70mila, di cui 30mila attive, 400 governate e diverse decine risolte. Non si sta operando in emergenza, quindi, perché abbiamo cercato - ha detto - di costruire un piano e abbiamo svolto opere che ci hanno evitato danni più gravi. Errani esclude che si tratti di propaganda: è, al contrario, il dare atto dei processi e dei lavori svolti. E’ da anni - ha aggiunto - che la Regione mette al centro il concetto secondo cui ciò che accade in montagna ha ripercussioni sulla pianura. Di qui, i 2.200 interventi di regimazione delle acque e la realizzazione di numerose casse di espansione, che oggi hanno impedito conseguenze ben più negative al territorio.

Rimangono, tuttavia, problemi sostanziali che riguardano il nostro Paese. Servono scelte a livello nazionale, tra cui Errani cita la necessità di escludere tutti gli investimenti per il dissesto idrogeologico dal patto di stabilità. Si tratta di una somma di 3 miliardi di euro all’anno che consentirebbero di dare copertura alle opere per fare un grande salto di qualità. E’ la Regione, da sola, che invece continua a mettere risorse e a investire su emergenze e priorità: ma senza l’intervento dello Stato - ribadisce Errani - non si può andare avanti. Liberare il patto di stabilità per alcuni miliardi all’anno significherebbe non solo risolvere i problemi prioritari, ma anche fungere da volano per la ripresa di un settore in gravi difficoltà come quello dell’edilizia. E’ una grande scelta da fare subito.

Poi c’è la questione della semplificazione e del riordino territoriale da realizzare concretamente in tutta la sua complessità: un salto di qualità che la Regione sta cercando di fare nonostante le difficoltà oggettive. Errani ha poi ricordato di aver chiesto lo stato di emergenza e di avere fatto un primo bilancio: il Governo è assolutamente in grado e ha competenze per riconoscere l’emergenza e per mettere risorse, rimane tuttavia il problema della legge 100 del 2012, quella sul riordino della Protezione civile, che non dà fondi a questo settore. Il nostro impianto di programmazione delle opere pubbliche - ha spiegato poi - non può prescindere dal quadro nazionale: è su questo dato di fatto che si deve capire se lo snodo di questa regione è strategico a livello nazionale ed è su questo che si deve ragionare per la programmazione. Errani ha infine lanciato un’”idea nuova”, che il prossimo governo nazionale dovrebbe adottare: quella che si fonda sulla responsabilità di condividere le priorità per il territorio, che vanno oltre l’interesse locale, ma guardano all’interesse nazionale.