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Tecnologie: una scatola riscalda gli alimenti

11/06/2012 | Esplorando
Rivoluzionaria invenzione di uno studio milanese: la schiscetta per il pranzo!

Contenitori scaldavivande che funzionano in modo analogo ai fornelli solari africani. È l’invenzione di due giovani creativi italiani dello studio milanese NormaleArchittetura, i quali hanno messo a punto cestini per il pranzo a bassissima tecnologia, costituiti da cartone ondulato ricoperto da alluminio che scaldano gli alimenti soltanto grazie al sole e alla base nera per accumulare il calore presente nella scatola.

“I nostri contenitori - ha spiegato ad un quotidiano Chiara Filios, ideatrice insieme a Arnaldo Arnaldi del progetto - sono stati pensati per un utilizzo plurimo e non per essere buttati dopo una sola volta. La schiscetta solare, infatti, resta sempre la stessa. Perché i cibi vengono riscaldati dentro appositi sacchetti di carta reperibili in tutti i supermercati, che vanno cambiati di pasto in pasto. La schiscetta è nata in Italia negli anni Cinquanta per rispondere ai bisogni sia economici sia pratici dei lavoratori. Un termine che proviene dal dialetto lombardo ma che, in tutto il mondo, si è replicato sotto altri nomi. Dalla lunch-box dei Paesi anglosassoni fino alla bento box giapponese. Ed è normale, visto la crisi in cui viviamo, che in questo momento le persone scelgano di portarsi il cibo da casa piuttosto che consumare il pasto in un ristorante. Per riuscire a capire se l’idea avrebbe funzionato – ha continuato Filios - abbiamo fatto centinaia di esperimenti. Soprattutto per capire i tempi di cottura dei vari alimenti. Per scaldare la pasta precotta, per esempio, ci vogliono circa dieci minuti. Mentre, ci vuole un po’ di pazienza in più per cuocere bene la carne».

Per farla bella calda, infatti, occorrono circa una quarantina di minuti. Un tempo, comunque, in cui non è necessario fare niente se non aprire la scatola, lasciare gli alimenti dentro al sacchetto e aspettare che i raggi del sole facciano tutto il resto. Adesso il prossimo passo sarà lavorare su un indicatore che segnali il giusto livello di riscaldamento dei cibi. Niente di tecnologicamente complesso, per non perdere di vista la filosofia con cui è nato il nostro scaldavivande. Ad esempio, stiamo pensando di trovare un modo di far cambiare il colore dei lacci dei sacchetti: portandoli da azzurri a rossi a cottura ultimata”.

E la commercializzazione? “Da quando l’abbiamo presentata - hanno raccontato gli ideatori - ci hanno chiamato subito molte radio per andare a parlarne”. Un successo che ha spinto i due inventori a fare una prima produzione di 6mila pezzi. “Si tratterà di una vera e propria autoproduzione perché vogliamo controllare bene tutte le fasi del progetto e distribuire il primo lotto in Italia - specificano. “Dopo, in caso si riuscisse a trovare l’accordo giusto, penseremo a una produzione anche per l’estero, partendo dal Nord Europa”.