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Stop a nuovo cemento, dalla Pianura padana alle Alpi

31/01/2012 | Ambiente
Patto tra le regioni per contrastare la cementificazione indiscriminata del Belpaese.

A Bologna gli assessori di otto regioni del Nord Italia, dalla Liguria al Friuli-Venezia Giulia, hanno sottoscritto un accordo di sviluppo territoriale per contrastare la crescita indiscriminata del consumo di suolo.

Il tavolo di lavoro delle regioni del Nord, che da alcuni anni collabora per mettere a punto procedure condivise per la rilevazione degli usi del suolo, è diventato un’istituzione di riferimento per un Paese come l'Italia che, a differenza di altri Paesi europei, solo da poco ha colto l'urgenza di attuare misure efficaci per fermare l'emorragia di terre agricole, sempre più coperte da coltri di cemento.

L'accordo siglato costituisce un importante avanzamento, spostando l'attenzione dallo studio del fenomeno alla messa in campo politiche attive. "L'accordo delle regioni del Nord è senza dubbio un’importante novità, e auspichiamo che alle dichiarazioni e agli accordi seguano i fatti, nella forma di norme efficaci per frenare la speculazione immobiliare sui suoli liberi e di sostegno per gli investimenti in sostituzione e riqualificazione edilizia – commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, rilevando l’assenza di disposizioni nazionali in questa materia. L'associazione, che la prossima settimana sarà udita dalla Commissione Ambiente del Senato proprio su questi temi, ha già elaborato proposte di modifica delle norme che ora sono all'esame delle assemblee regionali.

"L'assessore lombardo Colucci - ha sottolineato Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - afferma una grande verità quando dichiara che occorre agire sulle leve economiche che favoriscono la speculazione su terreni liberi. Ci aspettiamo quindi, che si faccia egli stesso promotore dell'approvazione della legge di iniziativa popolare che da due anni è ferma nelle stanze del Consiglio regionale lombardo: una legge per la quale abbiamo raccolto migliaia di firme e che si rifà proprio al fondamentale principio per cui costruire in aree agricole deve diventare un'opzione diseconomica”.