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Crisi, agroalimentare penalizzato

28/10/2013 | Agricoltura
Il valore diminuisce più della quantità significa che gli italiani spendono meno in qualità

Gli italiani spendono meno per mangiare. Il rapporto Ismea -Eurisko evidenzia, nei primi 8 mesi dell'anno, un calo dell'1,8% in quantità e del 3,7% in valore sugli acquisti alimentari. Il fatto che il valore diminuisca più della quantità sta a significare che gli italiani spendono meno in qualità.

Indicatore preciso ed in contro-tendenza rispetto allo storico del carrello della spesa. Segno evidente che la crisi ha eroso il potere d'acquisto. Anzi significa di più; i segnali di risveglio economico provenienti da tanti mercati non coinvolgono la filiera agroalimentare. I prodotti più discriminati sono quelli più forti (e quindi più costosi) del made in Italy; olio e vino, rispettivamente perdono il 10 ed il 7% rispetto allo stesso peridodo del 2012.

Ma mentre l'olio cede sia come valore che come quantità, il vino guadagna in valore (+3,6%). Nella classifica delle maglie nere seguono a ruota i prodotti ittici (-3,5%). Anche carne e formaggi perdono sia in valore che in quantità (tra il 2 ed il 4%) mentre l'ortofrutta cala mediamente del 2,5%. 

I prodotti che crescono sono quelli più "poveri", cioè prodotti da forno e uova. Calano vistosamente (con punte anche di -15%) i prodotti pronti e di IV gamma. Non dimentichiamo che oltre alla crisi in atto c'è stato l'aumento dell'Iva e delle accise che ha contribuito a impoverire le tasche degli italiani.