Beta version

Spesa alimentare in calo del 4%

14/11/2013 | Agricoltura
Il risultato conferma il ricorso a strategie di risparmio in chiave anti crisi

La crisi penalizza i consumi alimentari. Fino al 30 settembre -è l'ultima rilevazione Ismea Gfk/Eurisko - la spesa per alimenti e bevande ha subito una riduzione di quasi il 4% su base annua, la peggiore dall’inizio della seconda ondata recessiva ancora in atto.

Meno peggio per i volumi, calati nello stesso periodo dell’1,7%. Un risultato che incrociato con quello della spesa conferma il crescente ricorso a strategie di risparmio adottate in chiave anti crisi dalle famiglie. Fenomeni quali la ricerca dell’offerta speciale, il nomadismo tra insegne o gli acquisti di cibi low-cost sono ormai divenuti una sorta di paradigma per ampie fasce di consumatori alle prese con una progressiva riduzione del potere d’acquisto.

La flessione dei consumi appare generalizzata - sottolinea l’Ismea - e particolarmente accentuata per categorie come l’olio extra vergine di oliva (-8,8% in volume) e i vini (-6,7%), di cui però è aumentata del 3,6% la spesa a causa dei forti aumenti di prezzo. Cali degni di nota si rilevano anche per i prodotti ittici e, tra questi, in particolare per il pesce fresco che, rispetto ai primi nove mesi del 2012, ha perso quasi il 5% dei volumi acquistati e circa il 20% della spesa.

Le carni fresche accusano una flessione del 2,4%, su cui incide soprattutto l’andamento negativo dei tagli bovini (-4% i volumi). La pasta chiude i nove mesi in esame con un meno 0,7% dei quantitativi acquistati. L’impatto delle promozioni e lo spostamento degli acquisti verso prodotti più economici hanno però ridotto la spesa dell’8,3%.

Pagano dazio anche ortofrutta e lattiero-caseari, con riduzioni particolarmente accentuate per il latte fresco che in volume perde il 4,2%. In termini di spesa i più penalizzati sono invece gli yogurt con un meno 10,5%.

La scure si abbatte intanto anche sul comparto del beverage, ad eccezione dell’acqua minerale che tiene grazie a una evidente riduzione dei prezzi. Gli unici in controtendenza - conclude l’Ismea - sono gli alimenti “poveri” per eccellenza come le uova o prodotti come la biscotteria, favoriti probabilmente da un consumo domestico sostitutivo del fuori casa.