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Sentenza shock del Tar: via libera al cemento nel Parco Sud di Milano

07/05/2012 | Realtà locali
Interviene il Tar sulla vicenda di Lacchiarella. Spiazzando tutti.

Nel comune di Lacchiarella (Milano) 45mila metri quadrati di suolo, in gran parte attualmente coltivato, rischiano di soccombere sotto una nuova colata di cemento. Una grande cementificazione, alle porte del Parco Sud, in un comune che è tristemente campione di consumo di suolo.

Per avere un'idea della dose di cemento somministrata, basti pensare che nell'ultimo decennio in questo municipio, secondo i dati di Regione Lombardia, sono già scomparsi quasi 1.300.000 metri quadri di campagna: un territorio che, se fosse ancora coltivato, darebbe lavoro a una decina di aziende agricole che potrebbero produrre il frumento necessario a sfornare un milione di chili di pane. Lacchiarella, settemila abitanti, ha una superficie cementificata pari a quella di un comune come Corsico, che di abitanti ne ha 35mila. Ma la voracità dell'attuale amministrazione comunale non sembra voler fare i conti con questi dati.

Ed è così che, nel 2010, il comune ha approvato un Programma Integrato di Intervento (PII) che ha stabilito di coprire con ben diciassette palazzine una vasta porzione di territorio interessata fra l'altro dalla presenza del vincolo ambientale dell'antica roggia del Ticinello. Legambiente si è rivolta al Tar, insieme ai comitati locali di residenti, chiedendo di bloccare quella che appare un’operazione speculativa ai danni di un territorio agricolo posto a ridosso del Parco Sud Milano.

Ma il Tar, con una sentenza del tutto inattesa, ha dato torto ai ricorrenti, stabilendo un precedente pericoloso per tutte le aree oggi coltivate in Lombardia. Una sentenza che lascia l'amaro in bocca dopo che la stessa Regione, con una legge approvata lo scorso dicembre, aveva finalmente riconosciuto il suolo agricolo come un “bene comune”. “Il principio che il suolo sia un bene comune da preservare non ha evidentemente ancora fatto breccia nella giustizia amministrativa – dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – per questo, oltre che per salvare il Parco Sud dalle speculazioni, impugneremo senza indugi la sentenza del Tar Lombardia presso il Consiglio di Stato”. Ci sono poi altri aspetti che saranno oggetto di più approfondita disanima e su cui l'associazione si riserva di sviluppare successivi approfondimenti. “Vogliamo chiarire in che modo nell'approvazione del PII e nei passaggi di proprietà si siano intrecciati interessi immobiliari di amministratori pubblici e loro congiunti”.