Beta version

La Commissione chiede alla Corte d'imporre sanzioni pecuniarie all'Italia

24/01/2014 | Normativa
Lo scopo è eliminare le disparità tra gli Stati sulla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali

La Commissione europea denuncia l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per mancata attuazione di disposizioni sulla sperimentazione animale nella normativa nazionale.

La materia, che riscuote notevole interesse tra i cittadini, è disciplinata dalla direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, per cui il termine ultimo di recepimento nella normativa nazionale era il 10 novembre 2012. Su raccomandazione del Commissario per l'Ambiente Janez Potočnik, la Commissione chiede alla Corte d'imporre all'Italia una penale di 150.787 EUR al giorno.

Se uno Stato membro non recepisce la normativa dell'UE nel diritto nazionale entro il termine fissato, la Commissione può chiedere alla Corte d'imporre sanzioni pecuniarie fin dalla prima sentenza, senza dover avviare un secondo procedimento dinanzi alla Corte. Le sanzioni, che sono stabilite in funzione della gravità e della durata dell'infrazione, consistono in una penale giornaliera che va versata dalla data della sentenza (nell'ipotesi che lo Stato membro non abbia ancora sanato la situazione) alla data di completamento dell'iter di attuazione.

La Commissione ha trasmesso all'Italia una lettera di costituzione in mora il 31 gennaio 2013, cui ha fatto seguito un parere motivato il 21 giugno 2013. L'Italia ha risposto dichiarando che l'attuazione era prevista per il dicembre 2013, ma l'ha poi rinviata al febbraio 2014.

Nonostante le ulteriori informazioni trasmesse dall'Italia il 13 dicembre 2013, la Commissione teme che non siano da escludersi ulteriori ritardi: decide quindi di adire la Corte. Scopo della direttiva 2010/63/CE è eliminare le disparità tra gli Stati membri relativamente alla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali, educativi e ad altri fini scientifici. La direttiva è volta a limitare il più possibile l'uso di animali negli esperimenti, in particolare di vertebrati e cefalopodi, e impone di ricorrere ad alternative ogniqualvolta possibile, sempre assicurando che la ricerca nell'UE mantenga livelli qualitativi di eccellenza.