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Ricerca sarda, ecco il formaggio anti colesterolo

10/01/2013 | Salute
Il pecorino può rientrare nella dieta degli ipercolesterolemici. Questa la conclusione cui è giunta la ricerca.

Uno studio dei ricercatori del dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Cagliari, guidati da Sebastiano Banni (facoltà di Scienze biologiche) ha appurato che il formaggio di pecora, ottenuto da latte prodotto con opportuni sistemi di allevamento, non aumenta la colesterolemia. E può contribuire ad abbassarla. Di fatto, il pecorino può rientrare nella dieta degli ipercolesterolemici.

“Dagli studi abbiamo riscontrato - sottolinea il professor Banni - che con l’assunzione di pecorino ‘Cla’ è migliorata l’azione metabolica nei pazienti ipercolesterolemici e, addirittura, si è registrata anche una riduzione del colesterolo cattivo”. Le qualità nutrizionali del pecorino con contenuto naturale di Cla (acido linoleico coniugato) sono state testate nel 2011 su 40 pazienti, caratterizzati da sovrappeso e ipercolesterolemia. La dieta e lo stile di vita dei pazienti - che hanno assunto 90 grammi di pecorino Cla per ventuno giorni - non è stata modificata. L’unico obbligo è stato quello di sostituire il formaggio normale con pecorino Cla. Al termine della sperimentazione, senza modificare alcun altro parametro, i risultati hanno dimostrato una evidente riduzione del colesterolo del 7% oltre a una migliore azione metabolica. Il Cla è un acido grasso essenziale che appartiene al gruppo degli Omega 6.

Elemento completamente naturale, ricco di proprietà benefiche per l’organismo, agisce come antiossidante contrastando l’azione dei radicali liberi e migliora la distribuzione del grasso corporeo. Inodore e insapore non altera le caratteristiche organolettiche del formaggio che mantiene intatto il suo gusto inconfondibile. Il pecorino Cla è prodotto dall’Industria casearia Argiolas di Dolianova; è stato presentato al Salone del gusto di Torino e ha già ricevuto attenzioni dagli importatori inglesi e tedeschi.

La ricerca è stata condotta dallo staff coordinato da Sebastiano Banni. Lo studioso è titolare del corso di fisiologia della nutrizione (laurea in Scienze biologiche), ha conseguito il dottorato di ricerca in Patologia molecolare e sperimentale (Università di Torino), ha svolto attività di ricerca negli Stati Uniti dove, per tre anni, ha operato al dipartimento di Patologia della scuola di Medicina dell’Università di Pittsburgh. Col professor Banni hanno collaborato Elisabetta Murru, Gianfranca Carta, Lina Cordeddu, Barbara Batetta, Simonetta Accossu, Sabrina Uda e Maria Elena Ghiani (dipartimento Scienze biomediche - Università di Cagliari), Marcello Mele e Pierlorenzo Secchiari (dipartimento Agronomia e gestione agroecosistema - Università di Pisa), Stefano Pintus, Danila Pistis ePaolo Pintus (Centro malattie dismetaboliche e arteriosclerosi - azienda Brotzu) e Guido Almerighi (Centro obesità - Asl 8).

Il lavoro - dal titolo “Sheep cheese naturally enriched in α-linolenic, conjugated linoleic and vaccenic acids improves the lipid profile and reduces anandamide in the plasma of hypercholesterolaemic subjects” - è stato pubblicato sul numero di agosto 2012 del British Journal of Nutrition, Cambridge University Press.