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Ricerca: gli italiani e la sostenibilità, accorgimenti e difficoltà

02/07/2012 | Visioni
La ricerca si compone di due studi qualitativi e due indagini quantitative condotte tra il 2010 e il 2011 su un campione di 1.000 soggetti.

In concomitanza con il Summit Onu Rio+20 (a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno, a vent’anni esatti dalla conferenza del 1992 quando, sempre a Rio, vennero sviluppati alcuni principi fondamentali di prevenzione ambientale e il concetto di sviluppo sostenibile) assumono particolare significato alcuni dati estrapolabili dalla ricerca “I principi della sostenibilità, dai valori dichiarati al comportamento di consumo alimentare. Analisi del ruolo dei media nella costruzione e diffusione della rappresentazione sociale della sostenibilità”, finanziata nell’ambito del progetto Axía, promosso dal gruppo Nestlé in Italia in collaborazione con Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane) e condotta dal gruppo di ricerca dell’Università Iulm di Milano con il coordinamento dal professor Vincenzo Russo (tra gli atenei coinvolti anche le università di Palermo, di Catania e la Statale di Milano). La ricerca si compone di due studi qualitativi e due indagini quantitative condotte tra il 2010 e il 2011 su un campione di 1.000 soggetti, dai 18 ai 65 anni nel primo caso e dai 18 ai 28 anni nel secondo.

Dai risultati ottenuti emerge che solo il 12% degli italiani ha sposato uno stile di vita sostenibile, il 50% della popolazione si colloca nella fascia media e il 37% si dichiara poco o per nulla sostenibile nei comportamenti adottati nel quotidiano. Lo studio segnala inoltre un alto grado di incoerenza fra le conoscenze diffuse, le opinioni, i valori dichiarati e i comportamenti agiti. Tra quest’ultimi figurano la raccolta differenziata (svolta sempre nel 68,1% dei casi; spesso nel 12,9% dei casi), il consumo di prodotti di stagione (sempre nel 30,9% e spesso nel 45,3%) e il risparmio di energia elettrica (sempre nel 37,5% e spesso nel 32,5%).

Tra i giovani dai 18 ai 30 anni in risposta alla domanda “Quanto ti ritieni sostenibile da 1 a 10”, il 33% non si dichiara sostenibile (punteggio da uno a cinque), contro un 23% del campione che ritiene invece di essere molto sostenibile (punteggio da otto a dieci). Risulta infine rilevante una fascia consistente di giovani che si comporta in maniera non sostenibile (il 19% butta spesso la spazzatura tutta nello stesso sacco, il 20% acquista raramente prodotti locali, il 24% consuma raramente cibi senza conservanti).

Essere sostenibili ha un prezzo in termini di impegno, costi economici (prezzi più elevati) e tempo (ricerca punti vendita specializzati), ma non solo. Dall’indagine emergono anche altri ostacoli: una diffidenza verso la qualità e l’affidabilità di alcuni prodotti, una sensibilizzazione poco efficace alla sostenibilità e una comunicazione da parte di media (in particolare la tv), aziende e istituzioni che non indirizzano il consumatore verso azioni e comportamenti che riducano il proprio impatto ambientale.

Solo la scuola, la famiglia e Internet sembrano riuscire a svolgere in quest’ambito un ruolo di sensibilizzatori.