Beta version

Redditometro, arriva la condanna dal tribunale di Napoli

01/03/2013 | Visioni
Vittoria contro l'invadenza del redditometro nella vita privata dei cittadini.

Il redditometro non può intaccare la sfera privata del cittadino. E’ quanto afferma una sentenza della sezione di Pozzuoli del tribunale di Napoli che ha accolto il ricorso di un abitante della cittadina flegrea, assistito dall'avvocato Roberto Buonanno.

Il pensionato ha lamentato che, tramite il monitoraggio delle spese, si possono scoprire anche gli aspetti più privati della vita del singolo cittadino, comprese le spese per le cure mediche. Ragioni accolte dal giudice Antonio Lepre, creando così un precedente giurisprudenziale destinato a far discutere.

“Il giudice ha anche ordinato la cancellazione dei dati acquisiti - ha spiegato l'avvocato Buonanno, evidenziando come “l'azione della pubblica amministrazione debba essere proporzionata ai fini dell'interesse pubblico che essa persegue”. “Il redditometro - scrive il giudice Lepre nel dispositivo - non fa alcuna differenziazione tra ‘cluster’ di contribuenti bensì del tutto autonomamente opera una differenziazione di tipologie familiari suddivise per cinque aree geografiche”.

Il cittadino verrebbe privato “del diritto ad avere una vita privata” e di essere quindi “libero nelle proprie determinazioni senza dover essere sottoposto all'invadenza del potere esecutivo e senza dover dare spiegazioni dell'utilizzo della propria autonomia e senza dover subire intrusioni anche su aspetti delicatissimi della vita privata”.

Soddisfatto l'avvocato Buonanno, difensore del pensionato: “La visibilità totale delle attività e dei comportamenti di tutti i cittadini – ha detto il legale - non è il simbolo di una società aperta e liberale”. L'Agenzia delle Entrate farà appello contro la decisione del giudice.