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Reazioni al rapporto Cnel, che denuncia un eolico “non proprio pulito”

16/05/2012 | Energia
Rinnovabili, possibilità di sviluppo ma anche rischio illegalità. Le reazioni degli imprenditori al monito del Cnel

Il rapporto elaborato dal Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) dedicato all’analisi dei rischi di illegalità nel settore dell’energia eolica, presentato nei giorni scorsi, ha dato un nuovo spunto ai detrattori delle rinnovabili per affermare che dove c’è eolico c’è malaffare.

“La notizia - commenta Fabrizio Tortora, vicepresidente di Aper (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili) - sembra dettata da necessità sensazionalistiche più che informative. In prima battuta tengo a ribadire che nessuna delle indagini giudiziarie citate ha, ad oggi, portato a condanne. In secondo luogo vale la pena sottolineare quanto emerge dallo studio, ovvero che gli obiettivi legati allo sviluppo dell’eolico possono dare al Sud un’opportunità di sviluppo che nessun’altro settore è in grado di dare. Al fine di prevenire quanto successo negli altri comparti che hanno investito nel Meridione, occorre attivare sistemi virtuosi di sviluppo dell’eolico. Tra questi, in particolare, maggiore trasparenza e semplificazione nelle procedure autorizzative, come da sempre fortemente sostenuto e richiesto anche da Aper. Si tratta di obiettivi dichiarati anche negli emanandi decreti attuativi del decreto legislativo 28/11 ma che allo stato, anche per mancanza di confronto con le associazioni, risultano puntualmente disattesi. In questo contesto si inserisce l’adesione di Aper al progetto “Green clean market: protecting the green sector market from corruption and fraud”, che contempla tra i suoi obiettivi la sensibilizzazione di imprese e istituzioni per creare un terreno favorevole alla diffusione di pratiche virtuose. Aper ha inoltre realizzato un volume dedicato ai falsi miti sull’eolico, includendo un capitolo sul tema della corruzione. Fondata nel 1987, Aper riunisce e rappresenta i produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili per tutelarne i diritti e promuoverne gli interessi a livello nazionale ed internazionale. E’ la prima associazione italiana in quanto a rappresentatività e una delle maggiori a livello europeo per numero di associati e potenza installata. Attualmente conta oltre 480 iscritti, più di 1.150 impianti per un totale di oltre di 8.000 MW di potenza elettrica installata che utilizza il soffio del vento, la forza dell’acqua, i raggi del sole e la vitalità della natura per produrre circa 25 miliardi di kWh all’anno a cui corrisponde una riduzione di emissioni di Co2 di oltre 18 milioni di tonnellate annue.

Reazioni anche da parte di Anev, altra associazione del settore. “È stato effettuato un monitoraggio nelle procure impegnate in indagini relative al rapporto tra eolico e criminalità ed è emerso che tutte le inchieste non hanno portato a condanne e che alcune indagini sono ancora in corso – si legge un comunicato dell’associazione. “Dato confermato dal sottosegretario all’Interno De Stefano, che ha voluto sottolineare che gran parte degli operatori dell’eolico, per il tramite dell’Anev, hanno firmato il ‘Protocollo di legalità del ministero dell’Interno e di Confindustria’, proprio per aiutare gli imprenditori a respingere ogni possibile malcostume e ad evitare possibili intrusioni da parte della criminalità, rafforzando i meccanismi di cooperazione ed i circuiti informativi tra mondo imprenditoriale e associativo e forze dell’ordine. Prevenire e contrastare fenomeni di illegalità ed infiltrazioni criminali è un’importante sfida che le istituzioni devono porsi per salvaguardare un settore strategico, come lo ha definito il sottosegretario allo Sviluppo economico De Vincenti, presente al convegno. Attività di contrasto sono applicabili e rintracciabili soprattutto in azioni istituzionali. Il fattore che renderebbe infatti più penetrabile questo settore da atti illegali o mafiosi è la mancanza di norme certe, che rendano ineludibili passaggi importanti, congiuntamente alla mancanza di tempi certi. Gli iter autorizzativi durano spesso anni e non i soli 180 giorni necessari per vedere autorizzato o respinto un progetto. La scarsa conoscenza delle regole da parte degli uffici tecnici e dei quadri amministrativi dei comuni, dà adito più facilmente a fenomeni di corruzione, specie in presenza di iter lunghi e tortuosi. Altri provvedimenti potrebbero essere la tracciabilità delle risorse per il contrasto del riciclaggio, il coordinamento tra le forze di polizia, creare uno “sportello unico” per le autorizzazioni. In sostanza basterebbe operare in condizioni di maggiore trasparenza.

Dunque, un fattore chiave per l’infiltrazione della criminalità organizzata è nella corruzione amministrativa, quale che sia il settore coinvolto. D’altra parte l’Italia non ha ancora ratificato il principio del “traffico di influenza” della Convenzione internazionale europea anticorruzione, firmata nel 1999, che sanziona chi riceve tangenti per far acquisire benefici da un pubblico ufficiale, comportandosi da intermediario”.

L’Anev auspica l’introduzione di tutte le misure possibili di semplificazione, e segnala al Governo che l’ulteriore aggravamento amministrativo delle Aste e del Registro previsti nella bozza di decreto ministeriale in discussione con le Regioni, rischia di aumentare ulteriormente il rischio connesso al verificarsi di fenomeni di corruzione amministrativa, mentre l’Italia, e l’eolico, hanno bisogno di trasparenza e certezza del diritto per difendere la salvaguardia dell’industria italiana eolica.