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Radicchio di Treviso igp verso le 10.000 tonnellate

05/12/2016 | Realtà locali
Il Veneto realizza il 44% della produzione nazionale di radicchio e il 13% per la sola varietà ‘lungo

Il ventennale del radicchio di Treviso coincide con una svolta commerciale. Entro il 31 dicembre sarà presentata la domanda per la costituzione di un marchio collettivo di qualità “Radicchio rosso di Treviso” che permetterà ai produttori aderenti di essere tutelati sui mercati esteri. 

Contemporaneamente il Consorzio di Tutela Radicchio Rosso di Treviso Igp ha avviato una partnership con l’Università di Padova per la realizzazione di una selezionatrice ad infrarossi che permetterà di eliminare le piante più amare rendendo il processo selettivo sempre più rigoroso.

Sulle piazze estere, soprattutto extra UE, l’Italian sounding crea danni importanti alle nostre eccellenze. La spinta sull’export, che al momento interessa il 10% della produzione certificata, fa leva sulla maggiore redditività che, grazie al buon nome di questo prodotto e in genere alle eccellenze made in Italy, può essere garantita.

Tuttavia export significa, da un lato, costi più alti derivati dalla logistica di un prodotto altamente deperibile (solo il trasporto aereo può arrivare a costare 5 euro al chilo) ma anche barriere fitosanitarie e burocrazia che fanno lievitare i prezzi a dismisura al punto che, nelle passate campagne, il radicchio esportato ha raggiunto il prezzo di 40 dollari ad oncia.

Ultimissima notizia, da quest’anno la FDA, che è il dipartimento ‘Food and Drug administration’ degli Stati Uniti che gestisce gli accordi bilaterali sull’agro-alimentare e tara le barriere fitosanitarie e doganali per ogni prodotto, ha ulteriormente ristretto gli standard fitosanitari per il radicchio, probabilmente sulla scia protezionistica del nuovo presidente Donald Trump.

Via libera dunque alla produzione di barattoli di radicchio sott'olio, confetture, creme, e anche gli ultimi arrivati ossia la birra al radicchio e il liquore ‘Fogliarossa’ (lanciato nei mesi scorsi) con cui si stanno promuovendo nuovi cocktail made in Italy come lo spritz.

Sul fronte del mercato interno, la tendenza è quella di crescere ancora nella GDO e spingere sui consumatori del Sud Italia dove questo prodotto ancora non è molto conosciuto. “Per fare questo – chiarisce Andrea Tosatto – vicepresidente del Consorzio di tutela – puntiamo da un lato sulla qualità, con la crescita della produzione IGP, che, in 10 anni è passata dai 350 tonnellate del 2005 alle 800 del 2015 mentre per il 2016 la produzione stimata di prodotto certificato è di circa  mille tonnellate che arriva a 10 mila se si prende in considerazione tutta la produzione dei 24 Comuni dell’IGP. Allo stesso tempo, stiamo orientando i nostri produttori verso l’adesione agli standard Global Gap che per prassi sono richiesti da tutte le insegne GDO”.

Il Veneto realizza il 44% della produzione nazionale di radicchio e il 13% per la sola varietà ‘lungo’. Il lavoro sulla qualità passa anche da un accurato processo di selezione e dal packaging. D’altro canto, da quest’anno, tutti i confezionatori aderenti al Consorzio che lavorano con la GDO, hanno apprestato dei packaging porzionati, da due e da tre cespi di radicchio. L’obiettivo è quello di impedire che il prodotto venga maneggiato in magazzino e possa arrivare sugli scaffali praticamente intatto.

Photo credit to lorenzovinci.ilgiornale.it