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Proposta italiana: “Una Corte per crimini ambientali”

14/05/2012 | Ambiente
La proposta di Icef, cosituire un tribunale mondiale, per la prevenzione e la gestione dei conflitti ambientali.

Una Corte per crimini ambientali”. E’ la proposta targata Icef, Corte internazionale dell'ambiente foundation (organizzazione non governativa riconosciuta a livello internazionale) per la prossima conferenza di Rio de Janeiro, in programma dal 20 al 22 giugno.

L’idea è quella di un organismo mondiale per l’ambiente e una Corte internazionale che intervenga sui crimini ambientali e sulle inadempienze dei singoli Stati. La piattaforma dell’Icef si concentra sui meccanismi di risoluzione delle controversie nel diritto internazionale dell'ambiente e sull'accesso alle informazioni, partecipazione e giustizia.

Mira, in sostanza, a promuovere un sistema equilibrato di governo mondiale dell'ambiente, che includa il profilo politico-amministrativo e quelli giurisdizionali. Come passo intermedio verso la creazione dell’Agenzia e la Corte, la fondazione prevede la promozione e il sostegno di un Centro internazionale per la prevenzione e gestione dei conflitti ambientali, con adeguato supporto tecnico e tecnologico;

I dettagli del progetto - che costituirebbe una vera e propria rivoluzione - sono stati esposti nel corso del convegno “Il ruolo dell’Italia per Rio+20”, promosso a Roma dalla stessa fondazione e patrocinato da Roma Capitale e dai ministeri degli Affari esteri e dell’Ambiente.

“Con tutta probabilità - spiega Amedeo Postiglione, direttore dell’Icef e presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione - dopo Rio de Janeiro, l’Unep (il programma delle Nazioni unite per l’ambiente) si trasformerà in qualcosa che potremmo chiamare Onue, dove la ‘e’ sta per environment, un’agenzia Onu per l’ambiente con poteri e rappresentanza adeguati. La realtà economica al momento è ancora più forte di quella ambientale - continua Postiglione. “Società e istituzioni sono fortemente condizionate da parte di potentati economici, multinazionali e finanza internazionale, e molti Stati sull’argomento sono negligenti. Tutti si affliggono per i disastri ambientali, ma a che serve affliggersi solamente? Quando il disastro ha una rilevanza che va oltre la giurisdizione nazionale dei singoli Paesi incontra un vuoto normativo, che è possibile e doveroso venga occupato da una Corte internazionale dell’ambiente”.

“Il nostro obiettivo - prosegue Postiglione - è quello di far esprimere ad autorevoli esponenti delle istituzioni nazionali e locali la loro opinione sull’argomento, così da costruire una ‘massa critica’ che faccia pressione sul governo italiano in vista dei lavori di Rio. Esistono emergenze che i singoli Paesi non posso affrontare da soli, e l’ambiente è una di queste. Per questo c’è la necessità di creare meccanismi permanenti e specifici, sia di tipo amministrativo che giudiziario”.