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Pomodoro nero, difficoltà per la commercializzazione

02/04/2012 | Agricoltura
Il pomodor nero, variante di quello classico, è ricco di antociani. Ma non trova supporto nel nostro paese.

La nascita del pomodoro nero, in Italia, risale al 2008. Si tratta di una variante del pomodoro classico, caratterizzato da un elevato contenuto di antociani, molecole antiossidanti presenti in frutti come l’uva nera e i mirtilli, utili a contrastare la formazione dei radicali liberi.

Ma se Israele, con il nome di “Black galaxy” è pronta a lanciarlo sul mercato entro un anno, grazie alla società Technological Seeds, in Italia non è stato ancora stato commercializzato. Eppure il “Sun black” è stato messo a punto da una ricerca tricolore, coordinata dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa alla quale hanno partecipato le università di Pisa, Modena e Reggio Emilia e della Tuscia di Viterbo.

“Il problema è che in Italia la ricerca in ambito agro-industriale non è sostenuta dal sistema delle imprese: le aziende non hanno il coraggio di investire nell’innovazione, oppure sono di dimensioni troppo piccole per affrontare sfide innovative - spiega Pierdomenico Perata, ordinario di fisiologia vegetale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa all’Adnkronos.

“Nel caso del Sun Black – continua il docente - le industrie sementiere italiane hanno compreso il valore di questa ricerca, ma trattandosi di aziende molto piccole non hanno le risorse per investire. Ed è un peccato perché il risultato scientifico ottenuto con il progetto ‘TomAntho’ rappresenta un’ulteriore conferma della vitalità della ricerca condotta in Italia: con circa 150mila euro (finanziamento del ministero dell’Università) è stato infatti possibile un risultato che ha portato a pubblicazioni scientifiche ma che potrebbe anche modificare in maniera significativa l’alimentazione umana”.

Perata spiega che “dietro alla realizzazione del Black Galaxy ci sono ricercatori come noi, che però alle spalle hanno il supporto di un sistema agro-industriale importante, disposto ad investire soldi nell’innovazione. Anche noi – aggiunge – abbiamo ricevuto offerte, ma si trattava di somme irrisorie, non sufficienti a coprire le spese di ricerca necessarie per sviluppare ulteriormente la ricerca e per la immissione sul mercato”.

“Non per questo ci scoraggiamo - conclude Perata - la nostra ricerca sul Sun Black continua, con risultati scientifici di grande interesse. Facciamo ricerca scientifica con passione ed impegno, con risultati che ci vengono riconosciuti a livello internazionale. E quando le aziende ci danno fiducia la nostra capacità di trasferimento tecnologico è importante. Speriamo che questo avvenga sempre più spesso”.