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Pesce, maltempo flagello

06/03/2018 | Esplorando
Non soffre solo l'agricoltura ma tutto il comparto alimentare

I cambiamenti climatici danneggiano anche le attività di pesca. Negli ultimi 10 anni, a causa del  susseguirsi delle cattive condizioni meteo, le giornate trascorse in mare dalle imbarcazioni italiane sono calate del 23%, secondo una recente stima.

Se nel 2004 ogni imbarcazione usciva in mare mediamente 150 giorni l’anno, oggi non si superano i 116 giorni, con un danno economico ingente. Ad essere più danneggiata è la piccola pesca nelle Regioni maggiormente caratterizzate da questo sistema, tra cui Liguria, Sardegna e Triveneto.

A conferma di quanto precede, questo week end, e forse anche per i prossimi giorni, sui mercati italiani ci sarà una minor offerta di pesce nazionale fino al 40%. Nubifragi, vento e neve riconducibili a Buran, hanno costretto molti pescherecci a restare fermi in porto; a soffrire di più è stato il versante adriatico, dove in alcune marinerie il 100% della flotta non è riuscita a lavorare affatto. Al problema del calo delle attività si è aggiunto anche quello della viabilità e dei trasporti che, in alcune zone, hanno reso difficile il conferimento dei prodotto nei mercati ittici.

Il problema è la commercialità del pesce portato a terra, visto che il traffico stradale è in fortissima difficoltà tra neve, ghiaccio e in alcuni casi alberi caduti. Queste ondate di maltempo hanno il loro effetto non solo nell’immediato ma spesso lasciano anche pesanti strascichi per quanto riguarda l’insabbiamento dei porti, un fenomeno molto diffuso. Sono diverse le marinerie italiane ‘rovinate’ dall’azione erosiva del moto ondoso, dove le forti mareggiate impediscono di uscire in mare ma anche di rientrare.