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Pavia: ancora critiche per la centrale biomasse di Casei Gerla

06/04/2012 | Realtà locali
Biomassa sì, ma non ad ogni costo. Il prezzo, dicono i comitati locali, sarebbe troppo elevato in termini ambientali, sociali ed economici.

Sette comuni dell'Alessandrino e della Bassa Valle Scrivia, Castelnuovo Scrivia in testa, si stanno opponendo con forza alla costruzione di una gigantesca centrale a biomasse da 49,95 megawatt che produrrà elettricità bruciando, ogni anno, 110mila tonnellate di sorgo e di legno.

Un agguerrito comitato (www.comitatiscrivia.it) denuncia che una parte dei fumi della centrale ricadranno sul loro territorio. “In Lombardia ci si può permettere il lusso di far fare affari sicuri ai privati con danaro pubblico, bruciando alimenti (il sorgo serve per produrre granella per allevamenti di polli), buttando letteralmente all'aria il 75% dell'energia termica di un combustibile povero come le biomasse e utilizzando un combustibile altamente inquinante, a parità di energia prodotta, come sono le biomasse – scrive il comitato.

“La Provincia di Pavia – aggiunge - si appresta a votare a favore della centrale, nonostante le tante lacune del piano industriale: non esistono le macchine per tagliare e imballare il sorgo; non ci sono garanzie sugli approvvigionamenti di biomasse sul lungo periodo; nessuno ha studiato gli effetti sul terreno agricolo provocato dalla costante sottrazione di carbonio organico a causa della combustione del sorgo; ci sono vaghe indicazioni sulla possibilità di utilizzo del calore in fantomatiche serre; non ci sono certezze sulla destinazione delle ceneri pesanti e ancor più di quelle leggere, certamente tossiche; i bilanci di gas clima-alteranti presentati dalla ditta sono palesamente lacunosi; l'Asl di Pavia ha dato un parere favorevole a patto che venga bruciata solo biomassa vergine, palesamente ignorando che la combustione di biomasse vergini, a parità di energia utile prodotta, produce più polveri sottili di un termovalorizzatore di rifiuti urbani”.

I comitati ricordano che se quella stessa centrale fosse stata presentata in Piemonte sarebbe stata bocciata, in quanto non conforme alle leggi piemontesi che obbligano il teleriscaldamento, tramite cogenerazione (elettricità + calore) in tutte le nuove centrali a biomasse. Un obbligo, si legge, a tutela della salute, dell'aria e dei cittadini piemontesi e la filosofia alla base di questo provvedimento è che il nuovo impianto non deve aggiungere nuovo inquinamento a quello elevato già presente: l'accensione della centrale deve obbligatoriamente corrispondere allo spegnimento di un numero adeguato di caldaie private inquinanti. Tra le tante domande poste dai comitati, c’è quella che riguarda “una centrale così gigantesca, con produzione di 50 megawatt” quando, in effetti, la maggior parte delle centrali a biomasse non superano i 3-5 megawatt. C’è poi una questione di conti economici: l’impianto costa decine e decine di milioni di euro e “servirebbe per dare lavoro a 20-25 ex dipendenti dell’ex Zuccherificio”.

Davvero il prezzo vale l’impresa? Sul fronte della salute, nei documenti diffusi dai comitati si legge che “il 70 per cento del materiale da bruciare sarà costituito da sorgo, per un quantitativo complessivo di 75mila tonnellate equivalenti a 3.500 ettari tolti alle produzioni agricole vere e proprie. Per il restante 30% si utilizzeranno biomasse legnose per complessive 34mila tonnellate. Per quanto riguarda il sorgo esiste una scheda sulla sperimentazione e si indicano territori nell’Oltrepò pavese, nulla invece su dove reperire il legname. Se non esistono accordi per nuove piantumazioni si rischia di andare a deforestare quel poco che rimane o far ricorso a legnami di dubbia provenienza. Anche sui sarmenti delle vigne non appare alcuna programmazione al di là di generiche dichiarazioni”. E ancora: “Poiché il materiale contiene umidità si dichiara che la massa bruciata sarà alla fine di 90mila tonnellate. Ne rimangono 19mila sotto forma di fumi e di vapori emessi a 80 gradi di calore. Quindi ogni giorno ben 52 tonnellate usciranno dal camino: cosa contengono e dove vanno a finire?”. Domande legittime in attesa di risposta.