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Parmigiano Reggiano, problematiche legate alla produzione

21/01/2015 | Qualità
Occorre considerare l'eterogeneità della produzione e la fine del regime delle quote latte

Il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, nel corso dell’audizione, in Commissione Agricoltura del Senato, sulle problematiche della filiera ha evidenziato l’eterogeneità degli allevamenti e delle diverse condizioni produttive. Nelle aree montane la media produttiva annua di un allevamento è pari a 2.900 quintali rispetto ad un dato medio comprensoriale pari a 4.900 quintali. "I primi 5 allevamenti producono 535.000 quintali di latte, cifra pari a quella che realizzano, insieme, i 750 allevamenti più piccoli" ha affermnato; una situazione analoga si registra anche a livello di strutture di trasformazione, laddove i primi 6 caseifici ne producono 360.000quintali, corrispondenti a quelle che annualmente escono dai 130 caseifici più piccoli del comprensorio.

“In una situazione che registra pesanti difficoltà a carico di tutti gli allevamenti, ma con aggravi specifici per quelli operanti in montagna e per i giovani allevatori che si sono insediati più recentemente – ha proseguito Alai – non è pensabile che possa essere lasciata al mercato una selezione fra allevatori e caseifici che indebolirebbe tutto il sistema, in una filiera in cui il protagonista è un prodotto artigianale”. Il presidente del Consorzio ha sottolineato la delicatezza del passaggio che sta avvenendo sul versante produttivo: da una parte, infatti, con la cessazione del regime delle quote latte si passerà da una produzione contingentata per trent’anni ad un regime libero le cui ripercussioni segneranno profondamente il futuro del settore in Europa, mentre dall’altra si è già arrivati, nell’ambito del sistema Parmigiano Reggiano, alla gestione volontaria di una regolazione dell’offerta legata direttamente ai produttori, visto che proprio il Consorzio del Parmigiano Reggiano è l’unico ente di tutela che ha assegnato le quote latte da trasformare in formaggio direttamente agli allevatori.

A fronte della debolezza che i caseifici scontano sul versante della commercializzazione diretta (con il passaggio del prodotto a commercianti stagionatori che a propria volta si relazionano con il mondo della distribuzione), proprio il governo della produzione – ha detto Alai – è un elemento strategico, attraverso il quale, come se fossimo di fronte ad un’unica “fabbrica” – si punta ad orientare e governare il mercato, con una diretta ricaduta sull’esito delle contrattazioni e delle quotazioni, i cui andamenti sono positivi o negativi proprio in base all’entità quantitativa dell’offerta. Nel corso dell’audizione si è parlato anche delle azioni a supporto dell’export che possono essere messe in atto da parte del Governo e dell’esigenza di nuove azioni di coordinamento della filiera che consentano al sistema legato al Parmigiano Reggiano di presentarsi sul mercato in modo più compatto e coeso.