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Parma: in mostra Ligabue, il pittore “contadino”

31/03/2011 | Visioni
Fino al 26 giugno 2011, la Fondazione Magnani Rocca di Mariano di Traversetolo, alle porte di Parma

PARMA - Fino al 26 giugno 2011, la Fondazione Magnani Rocca di Mariano di Traversetolo, alle porte di Parma, ospita l’antologica che raccoglie centocinquanta opere di uno dei protagonisti dell’arte espressionista del ventesimo secolo: Antonio Ligabue (Zurigo 1899 - Gualtieri 1965).

Oli, disegni, incisioni e sculture (realizzate in argilla del Po, che l’autore masticava a lungo per renderla duttile) per un totale di centocinquanta opere appartenenti a colui che a lungo è stato definito “il buon selvaggio” della pittura italiana, o “Ligabue il matto”, figlio del mondo contadino della Bassa Padana, solitario, emarginato, ma che ora è riconosciuto come uno dei massimi artisti dell’arte del Novecento.

La mostra, curata da Augusto Agosta Tota, in collaborazione con i Comuni di Parma e di Traversetolo e il Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue, presentata da Marzio Dall’Acqua e Vittorio Sgarbi, con il coordinamento di Stefano Roffi, è significativamente intitolata “La follia del genio”. E’ visitabile fino al 26 giugno 2011. Rappresenta un esemplare excursus sulle diverse anime dell’artista espressionista che ha tanto amato il Po, la civiltà contadina e l’universo animale. Una vita sofferta e un talento esplosivo che traspaiono nei suoi lavori in una visionaria ricerca identitaria: il tormento di un’anima che grazie all’arte trova la propria voce e il proprio riscatto. Tra i quadri, il celebre autoritratto del 1941, realizzato su richiesta del direttore dell’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, a scopo terapeutico. Ma anche le tante scene di vita contadina, l’ampio e straordinario bestiario, che include il celebre “Gatto con topo in bocca” della fine degli anni Cinquanta, il circo pittorico di tigri e leoni ruggenti, i fiori di un’inconsueta natura morta.