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Olivicoltura, in Toscana tavolo di filiera per affrontare le questioni più urgenti

31/05/2012 | Agricoltura
Toscana, si parla delle problematiche dell'olivicoltura. Con un grosso rischio dovuto al Greening.

Per affrontare le problematiche del settore olivicoltura l’assessore toscano all’agricoltura Gianni Salvatori ha attivato uno specifico tavolo di filiera con la partecipazione di tutte le rappresentanze degli olivicoltori. Uno dei principali temi emersi riguarda i sottoprodotti della lavorazione dell’olio (sanse e nocciolino) che non devono essere considerate rifiuti, ma sottoprodotti. Quindi risorse e non costi.

In questo senso anche una lettera congiunta dell’assessore all’agricoltura e di quello all’ambiente della Regione Toscana, inviata nell’estate 2011, che rappresenta un punto fermo sulle richieste della Regione volte a far sì che siano considerati a tutti gli effetti un sottoprodotto per usi i più diversi: disoleazione, combustione, estrazione polifenoli, destinazione a biogas, utilizzo per terricciati ecc.

Nel 2011 è stato emanato il primo bando del PSR (piano di sviluppo rurale) sui Programmi Integrati di Filiera. Due i progetti relativi alla filiera olivicola ed olearia, presentati da due importanti Cooperative di olivicoltori, per un importo complessivo di investimenti pari a 5.715.000 euro, di cui 2.481.000 di contributo (su un totale di 25 milioni di euro di contributo resi disponibili sul primo bando PIF).

Questi progetti sono attualmente in fase di realizzazione. Attualmente è aperto il secondo bando PIF (il termine per la presentazione delle domande scadrà il 31 maggio prossimo), nell’ambito del quale è stata prevista una specifica riserva per la filiera olivicola olearia di 3,5 milioni di euro su una dotazione complessiva di 20 milioni.

Le maggiori attenzioni sono accentrate sul cosiddetto “greening” cioè sulle pratiche agricole benefiche per il clima e per l’ambiente che gli agricoltori dovranno applicare a partire dal 2014.

Secondo la nuova Pac il greening sarà costituito da tre misure e cioè

1) l’obbligo di diversificare i seminativi (almeno 3 tipologie diverse);

2) l’obbligo di mantenere il prato esistente nell’azienda e

) l’obbligo di destinare una percentuale di almeno il 7 % dell’azienda ad aree di interesse ecologico. Quest’ultima misura rischia di avere il maggior impatto sulla coltivazione dell’olivo. Infatti le aziende che hanno solo la coltivazione dell’olivo, per ricevere gli aiuti previsti dal greening, potrebbero trovarsi nell’ipotesi di rinunciare ai pagamenti diretti perché impossibilitate a destinare la superficie richiesta ad aree di interesse ecologico o, peggio ancora, essere costrette ad eliminare parte degli ulivi per far posto a queste aree. Se si pensa che gran parte degli oliveti toscani sono su superfici di grande interesse paesaggistico ed ambientale perché storicamente terrazzate, appare un controsenso non tenere in considerazione questa realtà e poi obbligare l’agricoltore a creare nella propria azienda aree di interesse ecologico.

La richiesta della Toscana è di far rientrare nelle aree di interesse ecologico anche gli oliveti terrazzati oppure di equiparare le colture legnose agrarie, come appunto l’olivo, alla misura del greening corrispondente al mantenimento del prato permanente in virtù dell’elevato contributo allo stoccaggio del carbonio fornito dagli oliveti. Per la prima volta è stata effettuta in Toscana la “Selezione regionale degli oli di oliva”, anche sulla falsariga dei successi riscontrati nel settore vinicolo con la Selezione dei vini che in Toscana viene organizzata da oltre 20 anni.

La selezione è stata effettuata, in accordo con le organizzazioni professionali agricole, sugli oli a certificazione d’origine Dop e Igp (Igp Toscano e Dop Chianti Classico, Terre di Siena, Lucca e Seggiano). Hanno partecipato alla Selezione 135 oli. A seguito della severa selezione svolta da un’apposita e qualificata Commissione regionale di assaggio, sono stati selezionati 59 oli, tra i quali sono comunque rappresentate tutte le cinque denominazioni geografiche esistenti in Toscana. Il lavoro svolto ha consentito di produrre il catalogo che rappresenta anche strumento per la promozione in Italia ed all’estero dei prodotti della Toscana.

L’olivo è diffuso in tutta la Toscana con circa 100mila ettari di superficie coltivata, situati per il 90% in zone collinari o di bassa montagna e distribuiti prevalentemente nelle province di Firenze, Grosseto, Siena e Arezzo. Oltre 70mila aziende coltivano olivi, ma il 43% di esse ha una superficie inferiore all’ettaro, il 60% inferiore a due ettari. In Toscana ci sono oltre 15 milioni di piante, delle quali più del 90% è costituito da poche varietà: Frantoio, Moraiolo, Leccino, Maurino, Pendolino e Olivastra Seggianese.

Negli oliveti toscani sono presenti anche numerose altre varietà: un immenso patrimonio genetico, selezionato e riprodotto localmente nel corso dei secoli, che forma con l’ambiente naturale un insieme inscindibile che, unitamente all’azione dell’uomo anch’essa frutto di secolari tradizioni, contribuisce a caratterizzare l’olio toscano. Al fine di salvaguardare questo patrimonio la Regione Toscana eroga sostegni per la conservazione di queste varietà autoctone, molte delle quali a rischio di estinzione. Sono 87 le varietà iscritte di cui 78 a rischio d’estinzione. La parte più consistente degli oliveti toscani deriva dal passaggio dalla coltura mezzadrile ad una forma più specializzata ed ha subìto ripetute gelate. In particolare dopo la gelata del 1985, che distrusse quasi completamente il patrimonio olivicolo regionale, vi è stato un recupero pressoché totale degli oliveti preesistenti, con cambiamenti anche nella struttura, i sistemi di allevamento e i rinfittimenti, ma senza un vero e proprio rinnovamento degli impianti.

La densità per ettaro risulta inferiore a quella ottimale e le piante hanno un’età mediamente assai elevata, in molti casi addirittura secolare. L’olivicoltura toscana può essere suddivisa in tre tipologie: a) olivicoltura marginale (collina con pendenza superiore al 25%); b) olivicoltura tradizionale (collina tra il 10e il 25% di pendenza); c) olivicoltura intensiva. Circa il 30% degli olivi toscani rientra nell’olivicoltura marginale, il 60% in quella tradizionale, in quella intensiva solo il 10%. Gli olivi inpiantati nell’ultimo decennio rappresentano appena l’1,5-2,4% della superficie regionale a olivo. Circa il 90% delle nuove piante viene dai vivaisti olivicoli di Pescia, uno dei principali distretti, a livello nazionale, per la produzione di piante di olivo. Il dato medio toscano di produttività di olio per pianta risulta molto basso: appena 1,2 Kg, come media degli ultimi dieci anni, nettamente al di sotto della media nazionale.

La produzione complessiva regionale di olio di oliva, presenta un’ampia variabilità da un anno all’altro, e si attesta mediamente intorno ai 180mila quintali annui, quantità relativamente modesta e insufficiente a coprire gli stessi consumi interni. Per esempio nella campagna olearia 2003/2004 la produzione è risultata particolarmente modesta (appena 110.000 quintali), mentre nella successiva campagna 2004/2005 è stato raggiunto il livello produttivo più alto degli ultimi dieci anni (276mila quintali). Un’altra annata di grande resa è stato il 2010 (circa 200 mila quintali), mentre il 2011 è stato scarso (circa 150mila quintali). Sono oltre 400 i frantoi oleari (dei quali 360 attivi), distribuiti su tutto il territorio, che consentono una tempestiva lavorazione delle olive in un periodo di tempo sempre più ristretto, con riflessi molto positivi sulla qualità dell’olio. Rilevanti anche le aziende di confezionamento: la Toscana è la principale regione italiana per quantità di olio confezionato, di gran lunga superiore a quello prodotto; tuttavia l’integrazione con la fase agricola della filiera è in generale ancora assai scarsa.