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Ogm: ancora un caso aperto che invita a riflettere

27/11/2012 | Agricoltura
Il signor Fidenato non ha rispettato la procedura italiana di autorizzazione e ha deciso autonomamente di seminare mais ogm. Succede in Friuli.

Il processo contro l’imprenditore agricolo friulano Giorgio Fidenato, che nella primavera 2010 seminò nei suoi campi a Fanna e Vivaro (in provincia di Pordenone) mais geneticamente modificato Mon 810, rappresenta un’occasione – anche mediatica - di confronto e di approfondimento sul caso dei prodotti geneticamente modificati, sempre più presenti nelle nostre tavole.

Il recente caso della scoperta di coltivazioni nel Lazio conferma la centralità della questione per l’agricoltura del nostro Paese, che in più occasione ha manifestato contrarietà ai cambiamenti genetici delle nostre produzioni. Nonostante la richiesta di assoluzione del pubblico ministero e dell’avvocato di Fidenato, che si sono richiamati a una sentenza dello scorso settembre relativa al caso Pioneer contro il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali italiano (Mipaaf), il giudice dottor Piccin ha sospeso il procedimento e ha rimesso gli atti alla Corte di Giustizia europea.

Se nel caso Pioneer si discute della possibilità del Mipaaf di vietare con una nota generica l’autorizzazione alla semina di mais Ogm a chi lo aveva regolarmente richiesto, nel caso in questione il signor Fidenato non ha rispettato la procedura italiana di autorizzazione e ha deciso autonomamente di seminare. In sostanza, grazie soprattutto all’intervento di Slow Food, associazione da sempre in prima linea nella difesa dell’agricoltura tradizionale e nella valorizzazione delle produzioni d’eccellenza, la questione è rinviata alla Corte europea.

“Siamo soddisfatti di esserci battuti fino in fondo per difendere la nostra tesi e di aver portato la questione nella sua naturale sede, ovvero la Corte europea – hanno dichiarato i legali di Slow Food Italia, Alessandro Lamacchia, Stefano Cavallito e Katjuscka Piane, palesando la posizione dell’organizzazione di Carletto Petrini. Di fatto, con l’assoluzione di Fidenato si sarebbe rischiato il via libera a tutti gli agricoltori che avrebbero potuto seminare mais Ogm senza nemmeno richiedere un’autorizzazione, senza alcuna regolamentazione e in una situazione che sarebbe stata di caos assoluto.

Giorgio Fidenato aveva ricevuto nel 2011 dal tribunale di Pordenone un decreto penale di condanna al pagamento di 30mila euro oltre alla distruzione delle piante di mais transgenico. Fidenato si era opposto portando all’avvio del processo in cui Slow Food è parte civile insieme alla Regione Friuli-Venezia Giulia, la Provincia di Pordenone, Codacons e un’organizzazione agricola